Cefalù e le Madonie senza Legge?

Nicola Pizzillo ha riportato, meritoriamente, le fasi salienti del dibattito svoltosi presso la Sala delle
Capriate fra gli avvocati del Foro di Termini Imerese. Sarebbe opportuno che chi non lo avesse
seguito, si collegasse al sito www.laltracefalu.it per ascoltare gli interventi,
riportati in video. L'argomento, infatti, è importantissimo, perché riguarda la possibilità che Cefalù
e le Madonie potranno continuare a godere di idonei strumenti per vivere civilmente; per godere,
cioè, di uno stato di diritto.
Fra le tante osservazioni fatte dagli avvocati intervenuti – tutte pertinenti e corrette – ne è mancata
una, che in questa sede voglio aggiungere, senza, con ciò, voler rivolgere un rimprovero agli
intervenuti, ai quali spettava una visione più tecnica. Bene hanno fatto, perciò, a trattare dei
problemi logistici, delle sedi fatiscenti e via di seguito.
Il Governo Berlusconi, che ha stabilito di risparmiare sulla giustizia e sulla scuola, non può essere
considerato un vero governo del Paese, ma la somma di tanti ragionieri impreparati, Tremonti in
testa, che possono essere deleteri al futuro del Paese e i nemici più acerrimi dei giovani, perché li
vogliono ignoranti e con esempi sempre più gravi di ingiustizie.
Questa breve considerazione per “volare alto”, lontano dalla quotidianità. Ma anche a voler
scendere nel prosaico, ai problemi del lavoro e dell'economia, la scelta che si vorrebbe seguire,
chiudere, cioè, la sezione distaccata di Cefalù e tutte le altre sedi dei Giudici di Pace della stessa
Cefalù e delle Madonie, sarebbe una grande iattura. Nel momento in cui si ammette finalmente che
inseguire il debito pubblico imponendo sacrifici è inutile e depauperante, si vogliono lasciare gli
artigiani e i piccoli imprenditori senza legge. Se una speranza c'è, per l'Italia, questa poggia sulle
PMI (le piccole e medie imprese). Non si possono lasciare, quindi, in balia di una burocrazia
perversa e di una cultura senza senso del diritto.
Lo Stato, se vuole essere garante di democrazia e di giustizia, deve essere presente anche
fisicamente. Come nella Sicilia borbonica nelle ville baronali c'era una palma per indicare ai
visitatori che lì c'era un rappresentante del re, anche nel caso delle sedi dei Giudici di Pace
dovrebbero esserci segni evidenti e visibili che lì c'è un rappresentante dello Stato, al quale
rivolgersi perché venga garantita la loro sicurezza in una terra spesso inospitale. Altro che chiudere!