LA LUPARA BIANCA E GLI INCENDI DI AUTOVETTURE

IL CODICE D’ONORE ESISTE ANCORA. IL PADRINO SEGUE REGOLE ANTICHE ED INVIOLABILI E DECIDE LA VITA O LA MORTE DI CHE LE IN FRANGE.

Ciò che rende unica l’attività di indagine condotta dai militari del Comando Provinciale di Palermo è stata la possibilità di osservare da un punto di vista privilegiato l’evolversi di vicende che si sviluppano secondo schemi e logiche tipiche di Cosa Nostra.

I Carabinieri hanno avuto conferma del fatto che nulla, in una realtà come quella di Carini, accade per caso. Il controllo della famiglia mafiosa sulle attività delinquenziali è totale. 

Il codice d’onore esiste ancora: è un insieme di norme non scritte che regolano una articolazione di Cosa Nostra e che, nonostante trascorrano decenni e la società adegui i propri costumi alla cultura di massa, restano immutate in un territorio tanto pervaso dalla presenza della criminalità organizzata di tipo mafioso.

Al di sopra di tali regole è la figura del padrino, che secondo il buon senso commisurato agli obiettivi criminali che la famiglia mafiosa si prefigge a livello strategico, pronuncia il verdetto finale.

La consorteria ha una sua immagine da tutelare agli occhi della popolazione per proteggere la forza del vincolo associativo.

Oltre all’episodio del danneggiamento dell’escavatore di LO DUCA Giacomo (nella foto in basso), vicenda che in sé racchiude i tratti fondamentali di eterne vicende di mafia (la ritorsione, il giudizio mafioso, la difesa dell’onore della consorteria e la fuga) le massicce attività di intercettazione hanno permesso di monitorare interventi da parte della famiglia mafiosa locale che testimoniano il controllo posto in essere dal sodalizio sulle attività criminali che interessano il territorio.

La consorteria interviene puntualmente per tutelare i soggetti che, danneggiati o minacciati, si rivolgono agli uomini d’onore per vedere tutelate le proprie posizioni da comportamenti contrari al codice d’onore mafioso.  

 

Nel primo caso è il titolare di un esercizio pubblico del centro di Carini, un bar, che si rivolge ai consociati per avere giustizia di un furto subito presso il proprio deposito.

I soggetti monitorati, i gregari del PASSALACQUA, raccontano di aver individuato in uno dei dipendenti del bar l’autore del furto. 

Il comportamento viene giudicato particolarmente grave da parte degli uomini d’onore locali: “dove ti danno da mangiare e bere.........” “è sbagliato l’ho capito però... ma è vero....” “..dove si mangia e si beve gli si va a rubare?”.

Nelle conversazioni intercettate riportano di aver “preso” il dipendente infedele e di averlo portato in montagna dove è stato giudicato secondo le regole del codice d’onore.

Lì il responsabile è posto di fronte alla vittima del furto. Per il ladro è già pronta una fossa per occultarne il cadavere.  Due gregari commentano ironicamente l’accaduto: “non lo so che aveva comprato l'escavatore, so che siccome vuole fare fossi...capisci? per questo......” “..come vuole fare fossi?” ” ..so che vuole fare fossi perciò, perciò per fare questo lavoro ci...  ci vuole l'escavatore”.

Ma il colpo di scena finale conclude la vicenda con un lieto fine.

Il ladro invoca il perdono del datore di lavoro: “…però non è che piangeva per paura, piangeva come un bambino per il fatto della vergogna perché dice, per la brutta figura che ha fatto, dice, perchè quello aveva una fiducia da morire..”.

Il titolare del bar, in virtù del rapporto di affetto che lo lega da anni al dipendente infedele, lo perdona baciandolo sulla guancia e non lo licenzia tenendolo a lavorare ancora al suo fianco: “tutti possiamo sbagliare nella vita, o no? o sbaglio Fra.. allora Pietrì, per come si è comportato, lui quando si..... perché giustamente si meritava di essere licenziato.. oh, ha risposto, e dice "no, siccome è padre di famiglia e cose, sta da lui, ha due figli, fallo lavorare" prende e dice... "va beh", dice "chiedo scusa" dice e dice e se lo è chiamato per baciarlo.” 

 
 

Un secondo episodio è costituito dalla ricostruzione del sottile filo logico che lega una serie di danneggiamenti a mezzo incendio di autovettura verificatisi nell’arco di tre mesi.

A fine luglio 2009 si verificava il danneggiamento mediante incendio dell’autovettura di proprietà di un  soggetto di nazionalità rumena residente a Carini.

La vittima in prima battuta, in sede di denuncia, non riferiva particolari di rilievo al Comandante della Stazione.

Ma il Maresciallo nota un velo di terrore nei suoi occhi, espressioni già viste che conosce bene dopo anni di comando di una Stazione immersa in un territorio caratterizzato dalla pervasiva presenza di Cosa Nostra. 

Cerca di stabilire un contatto umano con la vittima, una persona che trasferitosi da terre lontane in Sicilia ha dovuto “imparare” in fretta le regole non scritte che caratterizzano questa terra.

Passano solo pochi giorni ed il giovane rumeno torna dal Comandante della Stazione. Denuncia di essere stato vittima di un tentativo di estorsione. Un suo connazionale lo ha minacciato al fine di farsi consegnare la somma di mille euro o, in alternativa, di far prostituire alle proprie dirette dipendenze sua moglie.

Il Maresciallo si rivolge ai colleghi del Nucleo Operativo, investigatori che hanno costantemente il polso della situazione sul paese, potrebbero avere un spunto investigativo.

Passano pochi giorni ed i militari, impegnati nel costante monitoraggio dei gregari del padrino assistono in diretta al danneggiamento eseguito nei confronti del rumeno autore dell’atto estorsivo; il danneggiamento dell’autovettura, che sarà seguito da un analogo atto intimidatorio collegato, offre un altro concreto esempio di applicazione del codice d’onore mafioso.

L’attività di intercettazione sull’autovettura di un gregario del PASSALACQUA permette di assistere in tempo reale agli episodi di danneggiamento e le conversazioni intercettate nei giorni successivi consentono di ricostruire l’accaduto secondo la logica mafiosa.

I militari riescono a ricostruire sin dalla pianificazione gli atti ritorsivi: “Uno, se da questo qua, gli si deve fare la cosa, ci si deve andare nelle mattinate proprio, nelle mattinate presto....” “no...., non è il discorso di.... perchè lui si va a coricare tardi, hai capito? esce..... gira.... gira.....” “..c'è suo figlio… che esce la sera..” “..si tutti escono, non li ho visti io?” “…sempre in giro è..” “..il problema..... l'hai capito? gironzolano capito? pure lui va gironzolando..”.

Due soggetti, un carinese ed un rumeno, hanno minacciato un altro cittadino rumeno nel tentativo di costringerne la moglie a prostituirsi.

Il fatto, che già di per sé è meritevole di censura e di intervento da parte dei consociati, in quanto contrario alle regole di buon senso comuni: “..tipo quelli....... di la fuori che fanno i magnacci che...” “ah! razza inutile, ma inutile” “ma a lui,  dovrebbe dire, ma, minchia a me piacerebbe se fosse la cosa inversa contro di lui…”.

La situazione impone una reazione ancor più incisiva da parte della famiglia mafiosa locale in quanto i due soggetti in questione hanno vantato di godere dell’appoggio della stessa consorteria, che da comportamento dei soggetti in questione ha ricevuto un notevole danno all’immagine nei confronti della popolazione locale: “specialmente già, quando c'è pure il nome che uno....che fai scherzi? .. ma come non l'hai capito questo intrallazzo? perchè non butta il sangue!”.

Al fine di punire i due e di mostrare alla popolazione l’estraneità dei soggetti e dei loro comportamenti alla famiglia mafiosa, viene eseguito il danneggiamento a mezzo incendio delle rispettive autovetture.