L’antica arte del Mimo italico

La più antica testimonianza di mimo romano risale sin dal III-II sec. a. C attraverso Protogene schiavo per conto del cittadino dell’Urbe Clulio. A ricordarlo è un’iscrizione funebre pervenuta dall’antica Preturo-Amiternum nei pressi dell’Aquila, nella Regio IV Samnium, uno degli undici territori che dividevano la nostra penisola, sotto la dominazione di Augusto (63 a.C. -14 d.C.). L’epitaffio che recita: “Protogenes Cloul[i] / suavei heicei situst / mimus plouruma que / fecit populo soueis / gaudia nuges”. Per chi non ha dimestichezza con il latino, riportiamo di seguito la traduzione che si deve alla compianta storica Lidia Mazzolani: “Qui giace Protogene, schiavo di Clulio, mimo giocondo. Con i suoi frizzi procurò al popolo tante ore liete” L’iscrizione funeraria si trova conservata ad Aquila al Museo Nazionale d’Abruzzo (attualmente chiuso per i notevoli danni causati dal movimento tellurico che ha colpito la regione nel 2009) Il mimo, fondamentalmente parodistico, mescolava il dialogo e la danza e molto frequentemente affrontava argomentazioni “erotiche”, con amori, matrimoni e adulteri, avvelenamenti, morti e truffe. Non mancava alle volte la satira politica, il linguaggio era vivace e immediato, audace e spesso notevolmente osceno. Si attribuiva molta importanza alla mimica, poiché gli attori non portavano la maschera. Era questo l’unico genere nel quale si ammetteva la presenza della recitazione femminile. Le attrici spesso per richiesta degli stessi spettatori terminavano la loro esibizione con lo spogliarello “nudatio mimarum”. Il mimo rappresentò una forma spettacolare primitiva e, nello stesso tempo, la più lunga della storia romana, prescelto da un pubblico, quasi certamente attratto da tale recitazione delle donne. Gli inizi del mimo risalgono a epoche lontanissime, furono affidati a figure di bassa estrazione sociale, uomini e donne, che si esibirono nei piazzali, su tavolacci miseri, tra giochi di prestigio e prove di agilità fisica. Dopo la fondazione dei ludi, le prestazioni dei mimi saranno proposte anche nelle occasioni ufficiali. Si trattava di spettacoli contraddistinti da una trama minuta, spesso interrotta da burle e rallegrata dall’esibizione di attori bravi nella parodia e nel travestimento. Nel I sec, a.C., anche il mimo, sull’esempio delle precedenti rappresentazioni, diede una veste letteraria e dei modelli più regolari. Sarà recitato sovente nella sede dell’exodium, al posto dell’atellana. Il testo, scritto, in componimenti, concederà un vasto spazio all’improvvisazione, l’oscenità rimarrà l’elemento caratteristico di questo genere, sia nell’espressione, che negli argomenti.