Oltre 6500 firme nella petizione a favore dell´ospedale di Petralia

In circa un mese il presidio che ha occupato, dalla fine settembre, il nosocomio di Petralia Sottana ha raccolto oltre 6500 firme di cittadini che hanno sostenuto l’iniziativa di lotta a favore del nosocomio e richiedere più efficienza, con strutture moderne e servizi migliori, sulle Alte Madonie, oltre il rispetto di quanto previsto nel decreto assessoriale del 2010.
A siglare la petizione non sono stati solamente gli abitanti madoniti che in questo mese si sono recati al poliambulatorio, ma tanti utenti e lavoratori che, per varie ragioni, sono transitati innanzi al banco informativo e di presidio all’ingresso principale del plesso ospedaliero.
Pur non condividendo le logiche dei numeri che penalizzano quelle aree impedite ad averli i numeri richiesti, la cifra sopra indicata è comunque un campione rappresentativo della grossa mole di gente che si trova a contatto con la realtà sanitaria sul territorio.
Tali numeri, tuttavia, che potrebbero crescere ancora per tante ragioni e una è quella di un’inversione di rotta nei confronti delle aree disagiate di montagna che abbisognano di molta attenzione da parte delle istituzioni, provinciali, regionali e nazionali.
La logica dei numeri e dei tagli indiscriminati, che non possono essere anteposti alla sicurezza e alla salute della gente, in casi come quello madonita, dove è vitale l’attuazione d’iniziative di rilancio per ala crescita, fanno apparire certe discriminazioni sicuramente irrazionali.
Razionalità che affiorano positivamente quando si prendono in considerazione, non solo la salute del singolo cittadino, (sicuramente la più importante) ma anche e soprattutto quando, già da qualche tempo, viene diagnosticato un grave stato di salute del territorio, come sono le Alte Madonie, che oggi rischiano il collasso economico e demografico.
Da ieri, dopo l’interessante assemblea di donne che si è svolta all’ingresso della struttura ospedaliera, è stata tolta l’occupazione e, nell’attesa che il Governatore della Regione Siciliana, degni la sua attenzione ai sindaci delle Madonie (e con loro a tutta la popolazione madonita, possibilmente recandosi in loco per conoscere di persona la realtà locale) il movimento di lotta si mobiliterà andando il prossimo 3 novembre a protestare a Palermo.
Il contentino della proroga all’ottobre 2012 che ha sospeso la chiusura del punto nascita non è certo una garanzia per l’attuazione del decreto e di un innalzamento dell’efficienza e del miglioramento dell’ospedale “Madonna dell’Alto”.