VOLEVAMO CHE NASCESSE A PETRALIA… NEL PAESE DEI NOSTRI ANTENATI
- Madonie,
- Speciali,
- Alessandro Macaluso
In un’Italia spaccata in due con i giovani che fuggono dal Sud in cerca di un lavoro stabile e dignitoso, lasciando un meridione che lentamente si spopola e invecchia mentre i piccoli centri urbani si svuotano a favore (si fa per dire) delle grandi aree metropolitane, c’è chi, coraggiosamente, sogna di venire a vivere a Petralia Sottana e far nascere e crescere i propri figli.A raccontarla sembra una storia surreale che rasenta l’inverosimile, eppure c’è chi ha scelto di percorrere a ritroso il cammino fatto in piena era fascista dai propri antenati e lasciare l’Argentina per venire a vivere sulle Madonie.Nel lontano 1923 il sig. Michele Calascibetta se ne va dalla sua amata terra di Sicilia e, nella speranza di creare un futuro migliore per la propria famiglia, va a lavorare in Argentina. Due anni più tardi la moglie Calogera Macaluso, con i sui due figli: Vincenzo, di tre anni, e Calogero di circa due, raggiunge il proprio marito lasciando “a bedda Pitralia” per andare a Cordoba, in America latina, dove nascono altri due figli Mario e Josè.Negli anni di permanenza in Argentina, la signora Calogera continua a mantenere i contatti epistolari con le sorelle rimaste in paese, ma col passare degli anni e soprattutto a causa della guerra i rapporti si affievolirono. Tuttavia, sebbene fosse tanta la distanza e difficoltoso mantenere i contatti con la propria terra d’origine, il legame con la madrepatria non s’indebolisce e circa dieci anni addietro Calogero, uno dei quattro figli dei coniugi Calascibetta, torna in Italia per andare a vivere in provincia di Milano con i suoi due figli e i cinque nipoti.In questi anni, vengono a mancare Vincenzo e Mario e solo Josè resta in Argentina. È proprio il figlio di Josè, Alberto Calascibetta, (nella foto con la famiglia) a decidere di lasciare l’Argentina, non più la terra promessa per la crisi economica, e con la moglie Anna, di discendenze piemontesi, la figlia Paola e la nipotina Lucilla, si trasferisce nella terra che diede i natali ai nonni Michele e Calogera.Giunti a Petralia Sottana il 17 marzo del 2011, ironia della sorte proprio il giorno in cui l’Italia festeggia il 150° anniversario dell’Unità nazionale, Alberto e famiglia si ambientano subito e vanno alla ricerca di un’occupazione; soprattutto Alberto, che in Argentina aveva una piccola officina meccanica, spera di inserirsi come elettrauto. La piccola Lucilla, invece, inizia a frequentare l’asilo a Petralia, dove s’inserisce con immediatezza tra i nuovi compagnetti.Appena tre mesi addietro si ricongiungono alla famiglia anche la figlia Romina e il marito David. Romina, già in stato interessante, e David decidono di far nascere la loro bimba a Petralia, nella terra dei loro antenati e, qualche settimana fa, la neo mamma ha dato alla luce la piccola Isabella Zoe, prontamente assistita dalla dottoressa Erita Cancilla, dall’ostetrica Serafina La Placa, dal pediatra dott. Antonio Glorioso e dalla vigilatrice d’infanzia Anna Farinella.La singolarità di questa storia che ha portato alla nascita a Petralia anche di questa nuova vita, contrariamente a quanto ci riportano le statistiche nazionali e regionali avallate dai cosiddetti “realisti” sostenitori delle logiche dei numeri, riaccende la speranza di un futuro diverso per le Alte Madonie. Un raggio di luce, in un territorio disagiato e che necessita di più attenzione, piuttosto che esser tagliato fuori. Oggi più che mai serve un impegno concreto delle istituzioni affinché l’area dell’entroterra montano del comprensorio madonita abbia la garanzia di quegli strumenti essenziali alla crescita e affinché non muoia definitivamente, piuttosto torni nuovamente a vivere.