Arrestati un ispettore di polizia e il suo complice per atti intimidatori a danno di un vigile di Cefalù


In seguito alla fuga di notizie che ieri, purtroppo, ha comportato la frettolosa pubblicazione degli esiti dell'operazione di polizia, ritengo opportuno precisare che vittima degli atti persecutori, delle intimidazioni e delle molestie, protattesi per oltre un anno e mezzo senza soluzione di continuità, non è stata la ex compagna del vigile urbano di Cefalù - come erroneamente riportato sul quotidiano "La Repubblica" - ma il vigile urbano stesso.

Le indagini hanno avuto inizio esattamente l'1 aprile dello scorso anno quando sulle autovetture del vigile urbano e della sua ex compagna, entrambe parcate a Cefalù, ignoti avevano scritto con lo spray frasi quali "CORNUTO E MAGNACCIO". Da qual momento il vigile urbano in servizio presso il Comando della Polizia Municipale di Cefalù ha subito una serie impressionante di atti intimidatori, dalle telefonate o semplici squilli ricevuti in ogni momento della giornata agli atti più gravi, quali su tutti l'incendio della sua autovettura, il primo avvenuto proprio all'interno del Comando dei vigili di Cefalù il 15 settembre dello scorso anno, il secondo a Palermo nell'aprile di quest'anno.

A consentire di stringere il cerchio intorno ai due arrestati, e in particolare all'ispettore di polizia del Commissariato Libertà VAZZANA SALVATORE, è stata una meticolosa e incessante attività di intercettazione cui dapprima è stato sottoposto il vigile urbano, successivamente coloro che erano fortemente indiziati di essere gli autori delle chiamate intimidatorie, ovverosia i due arrestati. A rivelare in particolare i progetti criminosi in danno del vigile urbano e consentire la ricostruzione fedele degli avvenimenti più gravi, quali gli incendi delle autovetture o i furti di alcuni ciclomotori utilizzati per pedinare il vigile, sono state ore e ore di intercettazioni ambientali di conversazioni intercorse tra l'ispettore e il suo fedele esecutore, il BONAVENTURA Piero (nella foto a sinistra). Il movente dello stalking e degli atti intimidatori, mai del tutto chiarito, sarebbe stato da un lato la mal digerita (da parte dell'ispettore di polizia) relazione tra la sua ex compagna e il vigile urbano, dall'altro un pre stito di alcune migliaia di euro che l'ispettore aveva erogato all'ex compagna e mai restituito.

Tuttavia le condotte persecutorie sono proseguite anche dopo la fine della relazione tra il vigile urbano e l'ex compagna dell'ispettore di polizia, evidenziando in quest'ultimo una vera e propria ossessione di tipo compulsivo che lo portava giorno e notte a non fare altro che progettare nuovi atti persecutori in danno del vigile urbano. La situazione, precipitata negli ultimi mesi, quando era davvero elevato il rischio di azioni che attentavano alla stessa vita del vigile, ha fatto sì che il P.M. presso la Procura di Termini Imerese, la d.ssa Antonia PAVAN, senza indugio si sia determinata a chiedere al GIP l'applicazione a carico delle persone indagate della misura cautelare più grave, il carcere.

L'indagine non è conclusa dato che l'ispettore di polizia, mandante di ogni episodio delittuoso e deus ex machina di ogni progetto criminoso in danno del vigile urbano, si sarebbe avvalso anche di altre persone, scelte all'interno dell'ampia cerchia di conoscenze e amicizie di cui si giovava.

Il Questore di Palermo, contestualmente all'arresto, ha già disposto la sospensione cautelare dal servizio dell'ispettore di polizia, propedeutica alla sua molto probabile destituzione per le gravissime prove raccolte a suo carico. Tra queste l'apparecchio cellulare e la sim card - rinvenute nella sua abitazione di via Ventimiglia a Termini Imerese - con le quali, soprattutto negli ultimi mesi, venivano effettuate in ogni ora del giorno e della notte chiamate minatorie al vigile urbano. La sim è risultata intestata ad una persona inesistente per cui anche su questo fronte, quello dell'utilizzo di utenze mobili attivate tramite documenti contraffatti, le indagini andranno avanti.