Dalla tardo-Trecentesca chiesa di Nostra Signora dell’Annunziata di Termini Imerese alla Seicentesca chiesa di Santa Maria Annunziata dell’Angelo Gabriello
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- Giuseppe Longo
L’attuale chiesa Seicentesca dell’Annunziata, famosa per la sua cupola maiolicata, assurta a simbolo della cittadina, sorge sul sito di una preesistente chiesa tardo-trecentesca. Le notizie che si hanno sull’antica chiesetta si devono alle ricerche di Antonio Contino e Salvatore Mantia. Alla fine degli anni Novanta i due studiosi, presso l’Archivio Storico della Maggior Chiesa di Termini Imerese, scoprirono nel primo volume del fondo appartenente a questa chiesa, una nota et descrittione redatta dal beneficiale Sac. Giuseppe Cioffo, che descrive l’originaria chiesetta. Essa misurava circa sette metri in larghezza, circa diciotto metri in lunghezza e raggiungeva gli otto metri di altezza. La chiesetta era provvista di un tetto a capriata con travi di abete ed era decorata riccamente da diverse figure di animali dipinti. I due studiosi hanno giustamente ipotizzato che si trattasse di un esempio di arte moresca, detta mudejar, particolarmente diffusa nella Sicilia Trecentesca. Insomma qualcosa di simile a quello che oggi possiamo ammirare nel Palazzo Steri, oggi sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo. Il Cioffo ricorda che le pareti della chiesetta erano riccamente affrescate con una lunga fascia che raffigurava la Creazione del Mondo, mentre in basso si vedeva una lunga sequela di figure di Santi e di Scene Sacre, tra i quali ricorda un San Cristoforo col Bambino Gesù sulle spalle. Un grande affresco con una scena dell’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele alla Vergine Maria e un ciclo affrescato con scene del Paradiso, dell’Inferno e del Purgatorio. Di fronte l’altare maggiore, il Cioffo ci tramanda il ricordo di una perduta immagine di San Nicolò Vescovo di Mira quasi a mezzo rilievo, realizzato a stucco. Attiguo alla chiesa originaria era un ambiente che il Cioffo designa la “chiesa bassa” nella quale era collocata la Natività di Nostro Signore, le ben note statue marmoree Cinquecentesche, poi trasferite nell’attuale Cappella Seicentesca della Natività. I lavori di “ristrutturazione” della chiesa, cioè un primo ampliamento delle strutture murarie avvenne tra il 1595-1605, ai quali si aggiunse nel 1619-20 la Cappella dello Sposalizio di Maria con San Giuseppe, di patronato della famiglia Ardizzone. Negli anni successivi si ebbero ulteriori fasi d’ingrandimento che portarono alla realizzazione dell’attuale chiesa, completata negli anni Settanta del Seicento. Contino e Mantia hanno attribuito all’architetto palermitano Antonino Spatafora il progetto e la direzione dei lavori tardo-cinquecenteschi e dei primi del Seicento, mentre per quelli avvenuti tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Diciassettesimo secolo ne attribuiscono la paternità al termitano Vincenzo La Barbera, genero delle Spatafora. Gli ultimi lavori sono invece da attribuire con tutta probabilità al termitano Andrea Sceusa.