SUOR ROSANGELA RACCONTA LA SUA MISSIONE
- Castellana Sicula,
- Speciali,
- Mirella Mascellino
In cosa consiste lì il suo lavoro, la vostra missione?
La nostra missione era stata chiamata a formare quelli che devono formare. C'è stato un corso per tutta la diocesi di formazione dei catechisti. Le nostre suore, in due, andavano di parrocchia in parrocchia, radunavano i catechisti e facevano una settimana di preparazione. Abbiamo proposto ad alcuni di fare le adozioni a distanza e una nostra suora è andata a collaborare con una giovane di Torino che, prima lavorava con le salesiane poi sgangiatasi da loro, aveva messo su un centro che accoglie bambini orfani e poveri e da questa esperienza sono nate altre adozioni. Un'altra suora era inserita in seminario e un'altra nella diocesi per aiutare nell'ufficio pastorale e garantire la continuità nelle visite nelle carceri. Abbiamo avuto modo di conoscere un centro per lebbrosi, dove tuttora vado a curare le ferite dei lebbrosi assieme a un'altra consorella. Ma la lebbra non è considerata pericolosa. E' chiaro che bisogna prendere le precauzioni igieniche e mediche, ma i malati vivono in famiglia, vanno nei centri per andare a scuola, a cucire, a fare attività artigianali, stare insieme agli altri. Tuttavia non sono considerati. Nel 2000 abbiamo fatto una campagna contro la lebbra. Per tre mesi abbiamo fatto il giro della diocesi a fare informazione sulla lebbra, come si prende, come curarla, come combatterla. La lebbra si può curare, il problema è che molti si vergognano e quindi le cure sono più difficili, perchè si nascondono. Chi guarisce lo si manda a trovare chi è ammalato per invogliarlo a prendere le medicine che sono pure gratuite. Tra le famiglie c'è pure un gruppo di mamme malate di AIDS che lavora nel nostro laboratorio di taglio e cucito, cuciono camice, pantaloni, gonne che noi diamo ai ragazzi che mandiamo a scuola. Controlliamo se c'è qualcuno che sia in sospetto di malattia e lo mandiamo a fare gli esami e se risultano positivi si fa loro un cartellino e si affidano a dei volontari che li accompagnano e li seguono nella somministrazione dei farmaci. Una volta alla settimana diamo generi alimentari ai malati di AIDS. Ci sono anche i malati di malaria, di tubercolosi, di colera. Quando comincia a piovere bevono nelle pozzanghere e rischiano di prendere le malattie. Oltre ai malati ci dedichiamo ai bambini, ma anche alle famiglie, proponendo un fondo-famiglia. Ci occupiamo di 300 famiglie. Lavoriamo perchè loro mandino i figli a scuola, combattendo l'analfabetismo. Coi soldi che raccogliamo, ci occupiamo di 800 ragazzi, dell'iscrizione, delle rette scolastiche, del materiale che serve loro, le divise. Il fondo famiglia serve comunque ad educare la famiglia e a renderla autonoma. Dicevo, prima, che ci occupiamo anche dei carcerati. Andiamo a trovare tutte le settimane i reclusi in condizione disumane. In poco spazio trovi anche più di trecento persone. Lì, facciamo formazione umana, cristiana, biblica. Facciamo catechesi. Qualche volta si prepara con loro la lettura della parola di Dio, la celebrazione liturgica della messa, i canti e si da loro modo di fare un po' di ricreazione, di dar loro ascolto e disponibilità. Siamo in tre e con noi c'è pure un frate passionista.
Quali sono i progressi che ha visto in questi anni tra quella gente?
Beh ho visto dei piccoli progressi tra quella gente. A partire dalle loro capanne, prima coi tetti di paglia, ora coi tetti di lamiera. In mezzo ai “Bairo”, contrade, comincia a esserci la luce. Sono piccoli segni, ma importanti. Per esempio ci sono famiglie che cominciano a lavorare col microcredito. Viene dato loro una cifra per tre mesi e ogni mese essa deve restituire una parte perchè con quella cifra si deve aiutare un'altra famiglia, rimettendo in circolo quei soldi. Abbiamo una radio, abbiamo gruppi di giornalisti, ragazzini che si preparano, sempre indigeni. Gli italiani che sono lì sono volontari che vengono per un mese o meno, ci sono operai che vengono ad insegnare loro a costruire le case e i mestieri.
Che cosa significa stare in Africa per lei?
L'aiutino che diamo è necessario. A livello di governo, i bianchi non sono proprio ben visti. Noi sensibilizziamo la gente, mandiamo i bambini a scuola, perchè loro sono il futuro e devono continuare il discorso del progresso. Tutto questo non interessa al governo. Per loro più quel popolo sta nell'ignoranza, meglio sarà per il potere. I colonizzatori sono stati lì per prendere tutto e noi sappiamo che i colonizzatori portoghesi sono stati tra i più cruenti, non hanno educato, nè formato, li hanno lasciati cacciatori, pescatori, o guerrieri. D'altra parte, dare una cultura quando non si ha per sé, è difficile. Il Portogallo non aveva una cultura, era proprio povero.
vescovo è riuscito ad avere le suore per tutte le parrocchie della diocesi, ma non c'erano più suore.
Cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per aiutare l'Africa?
Innanzitutto io penso che bisogna avere rispetto per questa porzione di fratelli meno fortunati di noi e vedere a quali iniziative dare un occhio, cioè quelle che ci sembrano più vere. Dove ci sono i missionari e vengono portate avanti delle iniziative, si ottiene qualcosa, ma solo con l'aiuto degli altri. Noi siamo la lunga mano, il tubo attraverso il quale passa l'acqua. In questi anni abbiamo chiesto aiuto ai nostri amici, alle parrocchie. Adesso abbiamo anche un oratorio dove intratteniamo i bambini nel pomeriggio, dalle lezioni di scuola, allo sport, ai giochi, ai ricami, pur di toglierli dalla strada. E molti bimbi sono musulmani. Attualmente siamo cinque suore collaborate da educatori del luogo.
Dopo che ho sentito in cosa consiste il vostro lavoro, le chiedo dove si trova la forza di fare tutto quello che fate?
Si trova in Dio, pensando che Dio è Padre buono e si serve di noi nell'amare questi figli. Per chi crede, l'uomo è presenza di Dio. In ogni uomo c'è la presenza di Dio. Risollevare l'immagine di Dio deturpata in questi fratelli miseri e abbandonati è la nostra missione e noi non chiediamo niente, né se siano cristiani, né se siano musulmani, chiediamo solo la possibilità di farsi aiutare.
Le è capitato di scoraggiarsi?
Qualche volta è capitato che ci si scoraggi perchè i nostri sforzi non sono accettati, ma sono attimi. Ma non mi è mai capitato di voler tornare indietro. Sono tuttavia attimi poi si riprende e in fondo anche Gesù nell'orto degli ulivi ha sudato sangue. Chi è chiamato a vivere in terra di missione ha una grande grazia perchè quello che abbiamo e siamo lo abbiamo ricevuto come dono di Dio. Niente è nostro. Pertanto se non lo diamo in dono come lo abbiamo ricevuto non avremmo merito del bene ricevuto. Per me è un dovere dare quello che ho per me.