ACQUA GERACI. LA TERME NON HA POTUTO COSTRUIRE LE TERME PER MANCANZA DEL SUOLO
- Geraci Siculo,
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È diffuso nell'opinione pubblica di Geraci Siculo un luogo comune politico, tanto trasversale, quanto indimostrato: "la Terme non ha voluto costruire le Terme. Se avesse voluto, avrebbe potuto farlo."
Non è così.
La verità storica dice, al contrario, che, da almeno 15 anni, malgrado tutto, la pubblica amministrazione, sia locale che regionale, non avendo mai davvero reso edificabile il terreno su cui far sorgere il manufatto, non ha con ciò mai messo la Società, che imbottiglia l'Acqua Geraci, nelle condizioni di realizzare, a Piano dell'Ago, l'impianto termale, il cui progetto, redatto dall'arch. Francesco Taormina, risulta ancora valido, apprezzato, recensito e premiato in varie parti d'Italia.
Si consideri che il suolo su cui costruire, infatti, è ancora reclamato dal Comune come sottoposto ad usi civici, e rivendicato per il pascolo!
Vero è, come si evince dal documento sottoscritto il 6 dicembre 1996 dall'allora sindaco Vittorioso, dagli assessori Attinasi, Macaluso, Fiorentino (manca solo Scancarello) e dai consiglieri di maggioranza Minutella, Sanfilippo, Savasta, Neglia, Spallina (Presidente del Consiglio), che il Comune si impegnava con l' Ente minerario siciliano ad acconsentire alla concessione perfino di ulteriori sorgenti alla Terme, subordinandola alla presentazione da parte di quest’ultima, con l’approvazione da parte dello stesso Comune, del Piano di lottizzazione per la costruzione del centro turistico termale.
Ma quale piano di lottizzazione la Società avrebbe mai potuto presentare, se il terreno interessato era allora, ed è sempre rimasto, indisponibile?
È ben noto infatti, ed è molto contraddittorio, che se, da un lato, l'atto notarile di compravendita, stipulato nel lontano 1986 tra la Terme e il Comune, è risultato nullo, stante che le particelle catastali vendute alla Società, a seguito di una verifica degli usi civici, voluta dalla parte pubblica, sono risultate poi demaniali e quindi, già in origine, invendibili; dall'altro, alla richiesta di sdemanializzazione avanzata alla Regione dalla Società Terme, per sanare il tutto, il Comune si è opposto. E ancora oggi continua a resistere in appello, dopo aver perso la causa in prima battuta.
Dunque, risulta davvero onestamente impossibile, per logica, accusare la Terme di Geraci di non avere voluto costruire il centro turistico-termale. Avrebbe forse dovuto edificare abusivamente? Senza legittimo titolo di proprietà o disponibilità del suolo? Lo si dica chiaro.
Questa è la storia; e sta tutta dinanzi al tribunale dell' intelletto.
Ciò premesso, non resta che accogliere positivamente ogni qualsivoglia iniziativa imprenditoriale che investa capitali a Geraci. Ben venga, sì, per uno sviluppo locale quanto più diffuso possibile: più centri benessere e termali sono indubbiamente meglio di uno o dell'attuale niente.
Geraci tra l'altro, proprio in questo momento, ha davvero bisogno di tanta ristorazione e ospitalità alberghiera, per soddisfare le sue potenzialità di luogo di villeggiatura montana, gradevolissimo dal punto di vista paesaggistico, pastorale, idropinico, ricreativo, artistico, culturale materiale e immateriale, storico-rievocativo.
Ma, e questo vale in generale, la verità, lungi dal potere essere infinitamente tenuta a bada, prima o poi si presenta e chiede il conto al sonno della ragione.
Nel nostro caso, non si potrà in eterno rimuovere la considerazione del fatto che la Società Terme, in atto concessionaria delle sorgenti d'acqua oligo minerale, ha dato tantissimo lustro al buon nome di Geraci, che gira sulle etichette di milioni di bottiglie. Di essa si parla benissimo in tutta Italia, in primo luogo per la sua organizzazione aziendale, non a caso annoverata tra le migliori in campo nazionale sul piano della qualità certificata. Di ciò tutti i concittadini, geracesi e madoniti, non possono che andare fieri e orgogliosi, se non altro perchè l'azienda occupa, sia nella qualità di dipendenti, che nel settore dell'indotto, maestranze locali.
E che male c'è se produce poi così tanti utili, che distribuisce ai suoi azionisti? Meglio che fallire. O no?
Peccato: nel piccolo borgo (tra i più belli d'Italia !?) davvero non dovrebbe esserci più bisogno di altre lacerazioni dei rapporti umani, sociali, politici, culturali ed economici. Ce n'è già abbastanza.
Nè alcuno può nemmeno sognarsi di impedire il progetto di una nuova società, con a capo Aeroviaggi, che dice di volere costruire un suo centro benessere, proprio accanto a quello che però la Terme, attuale titolare, a buon diritto, delle sorgenti d'acqua, non ha mai smentito di volere realizzare, ma anzi considera come "obiettivo prioritario".
Motivo per cui il problema che ora sta davanti a tutta la popolazione è da formulare nel seguente modo:
riuscirà l’amministrazione comunale in carica, nel rispetto doveroso del comma 1 dell'art. 97 della Costituzione repubblicana, a sostenere, secondo il principio di sussidiarietà, tutti i privati imprenditori locali, inclusa la Terme, a realizzare ciascuno i propri progetti di sviluppo, nel rispetto delle leggi vigenti, evitando il rischio che gli stessi si paralizzino a vicenda, con ricorsi e contro-ricorsi all'autorità giudiziaria, persuadendoli invece, che è meglio fare "rete", e costituire una "governance" virtuosa?
Ce lo dovremmo tutti augurare, a prescindere dalle appartenenze politiche, sociali, economiche.
Tale "mission" rientra d'altronde perfettamente in quella concertazione per lo sviluppo locale, perseguita, tanto giustamente, dalle pubbliche amministrazioni delle Madonie, ad ogni livello comprensoriale, ivi incluso il nostro Comune, il cui territorio, quanto a capacità imprenditoriali e potenzialità industriali economiche e finanziarie, non è secondo a nessuno in Sicilia, grazie anche all'Acqua Geraci.
Eppure, ci si attarda nelle liti.
E la Regione Sicilia si gode lo spettacolo, confermando la propria ignavia nei confronti del vero sviluppo economico, che è quello che cammina sulle spalle degli imprenditori privati che ci mettono del proprio, anzichè quello drogato da finanziamenti pubblici, il quale dura lo spazio di un mattino. Ma lo sappiamo bene: cosa ci si può aspettare da funzionari e politici storicamente dediti alla caccia del facile consenso elettorale? Cosa può dare alla Sicilia una burocrazia regionale a cui la politica non sembra assegnare altra missione se non il favore, lo spreco, il parassitismo, l'assistenzialismo?
Bisognerebbe comunque però, nell'interesse di Geraci, smetterla con le guerre legali, costose e dannose per le casse comunali. Anche esse ritardano lo sviluppo, e sprecano risorse.
Urge al contrario ragionare con calma. Tutti. E se è il caso compiere quegli atti unilaterali che il buon senso suggerisce, per favorire la libertà d'impresa, e il buon esito degli investimenti privati, nel senso indicato dall'art. 41 della Costituzione, dando credito allo Statuto dell'Autonomia Siciliana, pensato per colmare i ritardi della Regione con il resto del Sud e del Nord dell'Italia, non certo per aumentarli.
Ne guadagneranno, grazie alle tasse sulla nuova ricchezza prodotta, le casse statali, regionali e comunali.
Nella pace, nel nuovo regime di federalismo fiscale, dando fiato al libero sviluppo imprenditoriale, potremmo tutti, quali cittadini residenti a Geraci, pagare di meno i nostri pubblici servizi, anzichè diventare sempre più poveri, continuando a liquidare parcelle per gli avvocati (con tutto il rispetto per la professione forense!).
Pietro Attinasi