RICORDANDO IL SAC. ANTONINO RASO (1915-1999): IL GIULLARE DI DIO


Nato a Caltavuturo da Rosario e da Solazzo Paolina il 23Agosto 1915- deceduto a Valderice il 22/06/1999 ove ha trovato dimora eterna.
 Padre Antonino Raso (nella foto) , estroverso, simpaticone , amante dello scherzo è stato per più generazioni il simbolo del prete immerso nella società e nella gioventù .
Fu’  ordinato Sacerdote, il sabato Santo del lontano 23 marzo 1940 nella cattedrale di Cefalù , dall’allora Vescovo Mons. Emiliano Cagnoni , ancora giovincello ed alle prime uscite , si arruolò nel Regio Esercito Italiano , partecipando nel pieno della seconda guerra mondiale come Ufficiale cappellano  sino alla fine della guerra 1945  . Ricordo che ad ogni 4 Novembre, metteva i gradi il mantello  e partecipava alla commemorazione dei caduti delle guerre,  al Parco delle rimembranze..
Insigne maestro ed educatore scolastico insegnò continuamente dal 1953 al 1975
La sua immagine di ometto piccolino fù un continuo travaglio interiore tra la vita di pastore e gli schemi precostituiti dalla chiesa, bisogna affermare con chiarezza che egli fu’ sempre abnegato ed obbediente ai Vescovi di Cefalu’ che si sono susseguiti nel tempo,.solo per pochi anni fù  Parroco a Calcarelli mentre a Caltavuturo , veniva in chiesa celebravala SS.Messa ma si eclissava dagli schemi parrocchiali, amante del viaggiare e di conoscere nuove esperienze , addirittura negli anni 80 amava spostarsi in autostop pur essendo motorizzato ( Possedeva una Fiat seicento che guidava poco , dopo un grave incidente accorso durante le prove dell’allora targa Florio da cui lui usci miracolosamente illeso , mentre l’auto si distrusse.
Lo ricordo come penso  quelli della mia generazione in quanto è stato il mio maestro alle scuole elementari  in Via Vittorio Emanuele , dal primo anno al terzo anno, la sua preparazione pedagogica , musicale era anche mascherata dai continui scherzi con le bidelle ( mi ricordo che spesso si sedeva con la bidella “A za Siccursa , mamma da Za Rusulia altra bidella , aiutandola a fare la maglia a modo di scherzo) , altro ricordo . ogni volta che moriva qualcuno l’allora Arciprete Guggino Mariano e dopo Calogero , delegavano sempre a lui a celebrare il rito funebre , lui lasciava noi ragazzi in custodia di un altro insegnante ed andava ad accompagnare il feretro , al passaggio dalle scuole in Via Vitt.Emanuele alzava la testa a modo di raccomandazione per tenerci queti.
Ricordo benissimo che in via Roma negli anni 60-70 vi era il tabacchino di “Siccursa” , lui trascorreva gran parte del suo tempo fumando la sempre presente sigaretta , seduto dal tabaccaio a raccontare fatti accaduti allo stesso che poi sfociavano a barzellette , da qui “GIULLARE DI DIO”.
Libero dalla curia Cefaludese si recava in posti diversi a celebrare la santa messa che erano caratterizzate da brevi omelie avvolte anche in siciliano ma  concise perché esprimeva un linguaggio semplice facendo capire a tuttila Bibbiaed il Vangelo , insomma viveva il Vangelo immenso alla gente e per la gente  in modo caratteristico quasi a sfociare nel Folklore..
Ai tempi della scuola usava mantenere in classe un pezzo di ferla ,e quando qualcuno di noi si addormentava , lui ci misurava la febbre con la ferla ,poi spesso ci mandava dalle sue due sorelle zitelle che lui spesso definiva “Rasti di Basilicò)a prendere il caffe per portaglielo in classe , le sorelle alla vista di noi ragazzini ci regalavano una pietra di zucchero si perché ai tempi lo zucchero si teneva in casa a forma di pietruzze ed era molto buono spalmato sul pane raffermo bagnato con l’acqua. Tanto ci si potrebbe dilungare sulla sua vita terrena , ma una cosa è certa anche se è andato a morire a Valderice in provincia di Trapani , ove trovasi la sua sepoltura , lui è sempre presente nel cuore dei Caltavuturesi sia in quelli che lo hanno conosciuto , sia nelle nuove generazioni per sentirne parlare .
Sarebbe bello che l’Amministrazione comunale si prodigasse per riportare le sue spoglie mortale a Caltavuturo  paese che le ha dato i natii è che lui ha tanto amato.