L'acqua passa al Comune: ma a quale prezzo?

Per forza di legge il Collegio Arbitrale ha rilevato la risoluzione del contratto di gestione con la Società Acque Potabili Siciliane (APS). Dopo aver privatizzato un bene comune con procedure assai discutibili e senza alcun giovamento per i cittadini, l’acqua ritornerà ad essere gestita dai comuni singoli o associati. La causa che ha portato il collegio a una decisione definitiva è stata l’omesso rinnovo della polizza fideiussoria pari a dieci milioni di euro. Lo comunica in una nota il capogruppo del PD Rosario Lapunzina. Sebbene ci si possa rallegrare per la concreta possibilità che l’acqua non sia più privatizzata, resta forte la preoccupazione per le pesanti ricadute che questa sciagurata gestione rischia di lasciare, in termini di debiti per quegli enti pubblici che, inopinatamente, avevano deciso di cedere gli impianti. Paradossale il caso di Cefalù. E’ triste la vicenda che vede il Comune esposto verso la Società Sorgenti Presidiana per oltre due milioni di euro, a fronte di fatture regolarmente pagate dai cittadini e riscosse da Acque Potabili Siciliane. La società sorgenti Presidiana, infatti, ha presentato un conto di due milioni e 530 mila euro, interessi compresi, per il servizio di potabilizzazione tra il 29 aprile 2009 e il 26 gennaio 2011: quasi due anni di fornitura per i quali il Comune non ha mai pagato un solo euro.