Perchè il depuratore non lo gestisce il Comune?
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Con l′interrogazione seguente il capogruppo del PD di Cefalù Rosario Lapunnzina (nella foto) argomenta e spiega le motivazioni che impediscono per problemi burocratici che tecnici una corretta utilizzazione del depuratore e auspica una soluzione immediata, anche per motivazioni finanziarie, dell′indispensabile struttura. Ecco di seguito lo stralcio integrale della stessa interrogazione:
Il sottoscritto Rosario Lapunzina n.q. di capogruppo del Partito Democratico, premesso
1. Che, in data 22/03/2011, i tecnici dell'A.R.P.A. (Azienda Regionale per la protezione dell'Ambiente) hanno effettuato un sopralluogo con relativo prelievo e campionamento di liquami, presso il depuratore comunale di Cefalù, sito in zona S. Antonio, attualmente sotto sequestro e affidato in custodia giudiziaria alla società Acque Potabili Siciliane;
2. Che da detto sopralluogo e dall'analisi dei campioni prelevati sono emersi i seguenti elementi di eccezionale gravità:
a) è stato rinvenuto un sistema di paratoia (by pass), che presentava la saracinesca parzialmente alzata e agganciata con catena. Tale situazione, di fatto, permetteva al refluo grezzo di potere confluire attraverso una canaletta, nella vasca di carico e mescolarsi con l'acqua già sottoposta a trattamento depurativo, producendo, di fatto, un impatto analiticamente negativo sull'acqua in uscita. Tutta questa miscela veniva scaricata a mare tramite condotta sottomarina;
b) nel tratto di mare sottocosta, prospiciente l'impianto, si notava la presenza di schiume;
c) i risultati delle analisi dei campionamenti, resi noti in data 08/08/2011, hanno classificato il campioni analizzati come tossici, accertando la presenza di escherichia coli e il superamento dei limiti previsti dalle tabelle 1 e 3 dell'allegato 5 del D.Lgs. 152/06;
3. che il Responsabile del Servizio Idrico Integrato del Comune di
Cefalù, in data 17/08/2011, nel trasmettere al Sindaco di Cefalù le risultanze dell'ispezione effettuata dall'A.R.P.A., nonché l'esito delle analisi dei campionamenti, ha invitato lo stesso a valutare l'opportunità dell'adozione, nell'ambito del contratto di cessione del S.I.I. gli atti consequenziali, utili alla salvaguardia del buon andamento della pubblica amministrazione;
constatata
l'assoluta gravità di quanto esposto nella superiore narrativa, in considerazione anche del fatto che non è la prima volta che si rinviene la presenza di by pass all'interno dell'impianto e che le analisi dei campionamenti danno un esito classificato come tossico;
Ritenuta
• Palese la violazione del contratto di servizio stipulato tra la società Acque potabili siciliane e l'ATO idrico di Palermo;
• Intollerabile la richiesta di pagamento di un canone di depurazione a fronte di un servizio, di fatto, non reso;
• La presenza evidente di un danno ambientale e d'immagine causato dal comportamento della società A.P.S;
• Inqualificabile l'inerzia dell'Amministrazione comunale nel non chiedere l'immediata rescissione in danno del contratto e la conseguente restituzione degli impianti, nonché l'avvio di una conseguente azione giudiziaria per il risarcimento dei danni ambientali e di immagine arrecati al Comune di Cefalù;
interroga la S.V. per conoscere:
1) Se intende avviare, immediatamente, la procedura per ottenere la revoca della convenzione con A.P.S. per violazione della stessa, in danno della società, senza attendere la pronunzia arbitrale, per violazione dell'A.P.S. della convenzione di gestione, per non aver rispettato gli obblighi cui era tenuta dalla convenzione medesima;
2) La revoca dell'affidamento, in forza dell'art. 49, comma 2 della l.r. 11/2010 e ad attivare tutti gli atti necessari finalizzati alla gestione del servizio idrico mediante gestione diretta da parte del Comune di Cefalù;
Il Capogruppo (Rosario Lapunzina)