Il nuovo manifesto dei professionisti e il decalogo antiracket
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- Andrea Vullo
Cosa Nostra non è soltanto del picciotto cresciuto nell′ambiente malavitoso, è anzi sempre più voce e corpo del ceto borghese, ad esempio citiamo il caso di Giuseppe Liga, soprannominato l′architetto, assurto, pur non appartenendo in principio a nessuna famiglia di Palermo, al ruolo di capo del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. Liga è un professionista che per anni ha ricevuto commesse pubbliche per lavori, è stato direttore di numerosi cantieri per la realizzazione di complessi residenziali a Palermo ed era stato, inoltre, segretario del movimento Cristiano lavoratori.
Dentro questa zona grigia operano le associazioni Confindustria Palermo, presieduta da Alessandro Albanese, e il Comitato Professionisti liberi "Paolo Giaccone", guidato da Alessandro Calì, artefici di un nuovo Manifesto e di un decalogo antiracket che valica norme penali, codici deontologici e s′irradia a guida del contrasto al racket e al sistema mafia.
"Si vuole affermare il principio della responsabilità sociale dei professionisti" così in una nota diramata dalle due associazioni, troppi sono ancora i professionisti "che permettono con prezzolate consulenze ai mafiosi di riciclare le loro enormi risorse o di gestirle dopo che sono state reinvestite in attività apparentemente lecite".
"Il passo avanti nella lotta ai condizionamenti della mafia - spiega Enrico Colaianni di Libero Futuro, tra i promotori del Comitato - consiste proprio nello schierare i professionisti accanto agli imprenditori".
Così il 15 ottobre, al teatro Biondo di Palermo, sarà ufficializzata la lista degli aderenti al Comitato e dei sottoscrittori del Manifesto, con 1000 firme come obiettivo simbolico da raggiungere, benché ad oggi il manifesto abbia superato già le 800 adesioni; mentre è domani che sarà suggellata la missione del Comitato, in occasione della manifestazione organizzata a Palermo per il ventennale dell′uccisione dell′imprenditore Libero Grassi, a cui parteciperanno tra gli altri anche Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia e Antonello Montante, vicepresidente e delegato nazionale di Confindustria per la legalità.
Per Antonello Montante è questo "un traguardo in linea con la svolta impressa in questi ultimi anni da Confindustria nazionale per ribaltare vecchie logiche che finivano per penalizzare chi denunciava le ingerenze della criminalità organizzata".
Il medico Paolo Giaccone fu ucciso nel 1982 per essersi rifiutato di alterare una sua perizia che incastrava gli autori di un delitto.