Ivo Saglietti al Madonie Fotofestival 2011 ′La fotografia non è casuale ma pensata′
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Il grande fotografo è ospite di Madonie Fotofestival 2011 a partire dall′1 settembre. La sua mostra "Landscape in the mist" trae ispirazione dal film omonimo in cui due bambini dalla Grecia partono per raggiungere il padre in Germania. «La fotografia non è istantanea e facile. Non può essere casuale, ma pensata, cercata e poi dipinta».
Accade ai pungolatori di domande. A chi possiede la virtù di cercare, pazientemente, in un tempo spalmato e in dipartite senza biglietto, risposte. A chi sente la necessità di raccontare. Così le scarpe di Ivo Saglietti si sono impolverate in terra cubana, di sabbia africana, di storie d′America, di rivoluzioni, di dittature. "La fotografia non è istantanea e facile", dice. Ma spiega che, se è vero che un′immagine conta più di tante parole, allora quelle parole non possono essere casuali, ma pensate, prima, cercate poi, dipinte. E Saglietti ama dipingere senza gli orpelli del colore, in bianco e nero: la disperazione e la speranza, la luce e le ombre. In un mondo che fa abuso di immagini resta fedele alla pellicola, non solo per un qualche sapore nostalgico, per opporre resistenza ai tempi, ma per un rapporto finemente legato ai sensi: guardare senza il piattume dello schermo, saggiare la carta, odorare persino.
Il reportage impone amore per la verità, dedizione alla costanza della ricerca, e, filantropia, ci insegna Saglietti, col suo impegno nel sociale. Il tutto solidamente edificato su basi culturali, perchè un reportage è sopratutto un progetto. Non a caso Saglietti è stato un cineasta: non è cambiata la causa, ma solo il mezzo, per un desiderio di solitudine - fotografia è bernoccolo di libertà.
"Landscape in the mist" è la collezione che va in mostra dall′1 al 4 settembre a Petralia, in occasione del Madonie fotofestival. Chiamata così come il film del regista Theo Angelopulous. Racconta di due bambini che dalla Grecia partono per raggiungere il padre in Germania. Viaggio. Percorso. Superare difficoltà, barriere. Questi gli asterischi del film amato dal fotografo per il suo racconto: confini, non solo geografici. Su una giostra nebbiosa fra Cile, Haiti, Palestina, Kosovo, Lampedusa.
Fonte: ustation.it