Ypsigrock 2011: la guida completa al festival
- Castelbuono,
- Eventi,
- Gabriele Marino
Un po' di storia
Ypsigrock nasce nell'agosto del 1997 grazie ai ragazzi dell'Associazione Culturale Glenn Gould di Castelbuono. L'idea è tanto semplice quanto apparentemente utopica: portare sotto il castello dei Ventimiglia il meglio della musica indipendente italiana. Si parte con i proverbiali quattro gatti ad applaudire i La Crus di Ermanno Giovanardi, ma si fa il primo colpaccio già l'anno successivo con gli Afterhours e si bissa, due anni dopo, con i Marlene Kuntz: sono i due gruppi cardine dell'indie-rock italiano. Dal 2001 Ypsig ospita anche artisti internazionali e i primi sono i newyorkesi e arty Blonde Redhead dei gemelli Pace (di origini italiane) e della bella Kazu Makino. Da lì in avanti sarà una girandola di nomi più o meno hot della scena internazionale, prima genericamente rock (con le debite aperture al folk, al punk, ecc.), poi anche elettronica; andiamo di mera elencazione: El Guapo, David Thomas (dei Pere Ubu), Motorpsycho, Bonnie Prince Billy, Ulan Bator, Patrick Wolf, Rother & Moebius (già Kraftwerk), Jon Spencer, Joe Lally (il bassista dei Fugazi), Mouse on Mars, Architecture in Helsinki, Art Brut, dEUS, Apparat, Rakes, Kula Shaker, Jon Hopkins. Tra gli italiani: Virginiana Miller, Cesare Basile, Zu, Yuppie Flu, Non voglio che Clara, Marlowe, ecc. Chi conosce questi nomi (o è veloce a documentarsi su Google) capirà subito come l'Ypsig sia un'oasi preziosa in una terra come la Sicilia, da sempre strutturalmente povera di manifestazioni del genere (e cioè: non estemporanee e di portata nazionale). Chi scrive segue il festival dal 2003: per sopravvivere, Ypisg si è dovuto adeguare ai tempi, ma tutte le scelte fatte negli ultimi anni (dall'aumento del prezzo dei biglietti, all'apertura alla musica elettronica e ai dj set, all'inserimento di artisti non più necessariamente premiere assolute per la Sicilia) sono state premiate. Tanto sotto il profilo artistico quanto a livello mediatico, Ypsig, nonostante tutte le crisi possibili (economica, del mercato discografico, del settore festivaliero in Italia) è cresciuto: nomi sempre più grandi in cartellone, menzioni su Pitchfork (la bibbia online degli indie internazionali), partnership con i principali magazine cartacei nazionali (da Rolling Stone a Blow Up) e con RadioRai. Tra tanti cambiamenti, restano delle costanti il concorso per artisti emergenti "Avanti il prossimo" e la costola cinematografica, dedicata ai cortometraggi musicali o comunque musicofili, RetroSys (nata nel 2005). Dallo scorso anno, coerentemente con un mondo - non solo musicale - sempre più affetto da una vera e propria retro-mania, ecco arrivare i dinosauri, in tutti i sensi: sono infatti "grandi vecchi" del rock come Dinosaur Jr. (nome storico del grunge americano) e Gang of Four (nome storico del post-punk inglese più quadrato e politicizzato) i nomi di punta della rassegna, affiancati da nuove leve come These New Puritans e Caribou. Quest'anno viene inaugurata una sessione pomeridiana di set (tutti all'italiana: segnaliamo i Marlowe il 5 agosto e Camera 237 e Colapesce - e cioè Lorenzo Urciullo degli Albanopower e Alessandro Raina degli Amor Fou - il 6), sorta di aperitivo ai concerti serali e contro-campo agli scatenati dj set notturni del campeggio di San Fucà, curati dal duo Robert Eno/Fabio Nirta di Partyzan/Shirt vs. T-Shirt.
L'edizione 2011: who′s who?
5 agosto
I Pere Ubu aprono le danze, è il caso di dirlo, proponendo dal vivo il loro storico album di debutto The Modern Dance (1978), tra i capolavori assoluti del post-punk e del rock tutto (NB: il leader David Thomas aveva già calcato il palco di piazza Castello nel 2004, ma con progetti solisti completamente diversi).
Twin Shadow è il progetto del dominicano trapiantato in florida George Lewis Jr., ragazzo tutto baffetto e ciuffo prorompente innamorato del pop anni Ottanta in tutte le sue declinazioni, dai Depeche Mode agli U2, ma capace di aggirare con gusto il cattivo gusto. Il suo primo album è uscito nel 2010 e si chiama ironicamente, trattandosi appunto di un'operazione tutta spesa in retrologia, Forget.
Il texano Josh T. Pearson è uno dei nomi più chiacchierati del 2011 alt-rock, con la sua figura che sembra rinverdire i fasti della mitologia on the road e solitaria dell'hobo americano e i suoi lunghi intensi brani folk-cantautorali ad alto tasso glicemico. Dopo l'esperienza con la band Lift to Experience, durata giusto il tempo di un disco (1996) ignorato dal grande pubblico ma osannato dalla critica, Josh T. è praticamente sparito dalle scene. È ricomparso a inizio 2011, con un disco nuovo di zecca registrato in due giorni appena a Berlino: titolo, programmatico, Last of the Country Gentlemen.
I Captain Quentin, italianissima (from Reggio Calabria with love) compagine di musicisti di studio attivi in tanti altri progetti (Michele Alessi, per dire, suona anche con i Maisie, i Kyle, i Vinsent), rileggono lo spirito delle jam band anni Settanta alla luce di "strutture matematiche, ritmi afro, ripartenze prog e una forte componente synth-pop". Il loro secondo album (il primo è del 2007) si intitola Instrumental Jet Set ed è uscito a febbraio.
6 agosto
I canadesi Junior Boys sono da sempre fedeli a un electro-pop asciutto ed elegante, coi piedi ben piantati negli anni Ottanta. Nel 2004 l'esordio fulminante, poi due ottimi album di mantenimento e, ad inizio 2011, quella che è forse la loro prova più debole, dove la brevettatissima formula di cui sopra comincia a mostrare la corda. Titolo It's All True.
Gli Yuck sono la band inglese più accreditata nel fare cover di canzoni che i Dinosaur Jr. non hanno ancora (o mai) scritto. Nonostante la super-derivatività, il loro esordio omonimo (aprile 2011) si lascia ascoltare con piacevolezza.
I tre Esben & The Witch, da Brighton, rappresentano l'ennesima prova di come, trent'anni dopo i Bauhaus, covi ancora e sempre un fuoco gothic sotto le ceneri del pop inglese. Loro sponsor d'eccezione, ma tutto sommato scontato, la sensazione Zola Jesus. Il loro debut album, uscito a inizio anno, dopo una serie di singoli cominciata nel 2009, si intitola Violet Cries.
Altro trio (italo-losangelino), tutt'altra musica, gli Honeybird & the Birdies. Attivi dal 2007, il loro primo album (novembre 2010) ha un titolo che li descrive alla perfezione, Mixing Berries: una macedonia speziata di indie-folk fricchettone, con cantato plurilingue e arrangiamenti ridotti all'osso eppure sempre frizzanti e colorati.
7 agosto
A fine anni Novanta, con dischi come Young Team e CODY, i Mogwai hanno imposto un vero e proprio standard: un post-rock massimalista - ma anche molto atmosferico, emozionale, diremmo romantico - fortemente legato alle radici psichedeliche e shoegaze del genere. Col tempo la cifra stilistica si è cristallizzata fino a diventare eterna ripetizione di sé, ma dal vivo i quattro scozzesi sono sicuramente in grado di vivificare anche una prova a mezz'asta come Hardcore Will Never Die, But You Will (gennaio).
Ricollegandosi alle ricercate timbriche della glitch music e alle cadenze morbide del trip-hop anni Novanta, il duo londinese Mount Kimbie si è imposto col debutto 2010 Crooks & Lovers come una delle realtà dubstep/post-dubstep più interessanti della scena, di diritto sul podio assieme a Darkstar e James Blake.
Fa cantautorato pop - dove pop va inteso alla maniera colorata, giocosa e surreale che si usava negli anni Settanta - il palermitano Antonio Dimartino, che si guarda attorno e mette a fuoco modi e suoni alla Brunori Sas e Mariposa (prendendo a piene mani quindi da Rino Gaetano e Lucio Dalla) nell'album d'esordio Cara Maestra Abbiamo Perso (2010), prodotto da Cesare Basile.
Gabriele Marino