I ′messaggeri del mare′ nuoteranno contro le trivellazioni offshore anche nelle acque di Cefalù
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- Andrea Vullo
Due uomini, Pierluigi Costa, 47 anni e Lionel Cardin, 49, riconosciuti ora come i "messaggeri del mare", hanno attraversato il tratto tra la Corsica e l'Isola d'Elba nuotando per 26 ore, a staffetta, tre ore l′uno, in segno di protesta contro le prospezioni petrolifere in atto nel mar Mediterraneo.
Tenete presente che l'Italia è considerata dalle più importanti compagnie petrolifere mondiali come un autentico serbatoio naturale di petrolio, potenzialmente il più grande dell'Europa continentale. Tra le multinazionali: ENI, EDISON, SHELL, KEY PETROLEUM, BRITISH PETROLEUM, ed anche imprese minuscole, che, ai limiti dell′assurdo, partono da un capitale sociale di 10.000 euro, e che in caso di incidente, non avrebbero neanche i soldi per noleggiare un mezzo idoneo al "contenimento" del danno ambientale. Annettiamo il fatto che trivellare i mari italiani costa meno che in altri paesi e che i nostri politici, portentosamente, continuano a rilasciare i permessi. Ad ogni trivellazione la compagnia petrolifera interessata paga allo Stato italiano royalties del 4 per cento e non del 30-50 per cento come avviene per altri Paesi, inoltre la stessa compagnia non è tenuta a pagare alcuna imposta per i primi 300.000 barili di petrolio all′anno.
E mentre la compagnia britannica British Petroleum, responsabile della "marea nera" che sta devastando il Golfo del Messico, grazie a un accordo con la Libia siglato nel 2007, ha dato un anno fa il via alle perforazioni nel Canale di Sicilia alla ricerca di petrolio 1700 metri sotto il livello del mare, dunque parliamo di profondità ancora maggiori rispetto a quelle raggiunte nel Golfo del Messico innescanti il catastrofico incidente ambientale, il direttore delle relazioni esterne di "Shell Italia", Patrizia Sferrazza afferma: "L'Italia è un autentico tesoro, il Paese con più idrocarburi dell'Europa continentale. Nel 2009 abbiamo acquisito da North Petroleum il 70% delle quote di interesse sui permessi di ricerca off-shore al largo delle coste della Sicilia occidentale, lasciando per il momento la fase operativa alla North Petroleum. Quella italiana è una realtà molto interessante".
Secondo poi uno studio del PPRD, il Programma per la "prevenzione e risposta adeguata ai disastri naturali e causati dall'uomo", finanziato dall'Unione Europea, è da tenere sotto controllo anche il "trasporto di petrolio grezzo" nelle nostre acque. Finora infatti i petroldotti e le navi cisterna sono stati la prima causa di inquinamento del Mediterraneo. Secondo questi studi sarebbero caduti, negli ultimi 30 anni, oltre "400 milioni" di litri di petrolio, in seguito a fuoriuscite e versamenti irregolari e dolosi di combustibile nelle acque internazionali. Lo stretto di Messina è tra le maggiori aree a rischio in questo senso, per la difficoltà di manovra.
Ad ogni incidente i danni all′ambiente sarebbero più gravi che altrove a causa della conformazione chiusa del mar Mediterraneo.
Per questo a gennaio i due messaggeri del mare intraprenderanno a Cefalù un'impresa simile a quella compiuta in questi giorni, con la stessa intenzione, coinvolgere i cittadini, protestare, lottare contro le multinazionali (in questo caso petrolifere).
Vi invitiamo per lo stesso motivo a visitare il sito www.notriv.it attraverso il quale dialogano, si organizzano e operano i Comitati No Triv.
Foto tratta da marinamagazine.it