Oggi all'Antheus incontro-dibattito con Vincenzo Liarda sul feudo di Verbumcaudo
- Petralia Sottana,
- Attualità,
- Alessandro Macaluso
Dopo il sit-in di solidarietà al sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda, vittima a Petralia Sottana dell'ennesimo attacco intimidatorio, avvenuto nei primi giorni del mese di giugno in una strada trafficata nelle vicinanze della camera del lavoro, i giovani che con forza e determinazione hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti della mafia e dei suoi vili attacchi intimidatori, s'incontrano oggi pomeriggio all'Antheus di Petralia Sottana.
Nel meeting si affronterà nello specifico il tema Verbumcaudo e si cercherà di comprendere la storia del feudo e di dare risposta a molti interrogativi. Ad esempio, sul perché, negli anni, la pratica di affidamento per il riuso pubblico del terreno ha trovato mille ostacoli e impedimenti. O su cosa è cambiato da quando il feudo è stato confiscato dal giudice Giovanni Falcone al boss Michele Greco? E cosa rischia chi decide di occuparsi di questo vasto fondo?
La questione Verbumcaudo salta subito alla ribalta perché purtroppo è passata agli onori della cronaca per i noti atti intimidatori, però è ormai palese che le Madonie non siano più da considerarsi un'area incontaminata, fuori dalle ingerenze mafiose e dai loschi affari della criminalità organizzata e, il bene confiscato alla mafia, il 30 novembre scorso a Madonnuzza, che fu di proprietà di Angelo Siino, "ministro dei lavori pubblici" di cosa nostra e ora sede della condotta agraria è un esempio lampante.
Oggi la criminalità organizzata serpeggia ovunque, cerca di accaparrarsi nuove fette di mercato sia nel campo dell'edilizia che in molti settori economici, proprio laddove si ritiene zona franca da ogni tipo di speculazione, ma la cosa più sconcertante è che molti sanno e convivono con questo sistema, divenendone al tempo stesso complici.
Un'esigenza alla convivenza dettata dalla paura, imposta dal quieto vivere e principalmente determinata dal ricatto e l'esigenza di salvaguardarsi il proprio pezzo di pane. Alcune di queste sono le motivazioni che spingono, chi ha paura o è stretto nella morsa del bisogno, a scendere a compromessi. Chi non ci sta, purtroppo va via, che non vuol dire fuggire, ma significa cercare riscatto e un proprio lavoro altrove. Questo status quo, tuttavia rende più fertile il terreno alla criminalità e impoverisce il nostro territorio, la Sicilia e il Meridione di preziose risorse.
Dalla risoluzione della questione Vebumcaudo e l'acquisizione del feudo per fini sociali, dando risposte concrete anche ai cittadini onesti, potrà rigenerarsi, a chi l'ha quasi persa, la fiducia nelle istituzioni, nella pubblica amministrazione e nel sistema delle imprese, soprattutto potrà rendere più fertile il substrato, dove far crescere quei valori di giustizia e legalità che stanno alla base del riscatto economico e sociale di questo territorio.