Il dramma satiresco e il mimo in età classsica
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- Giuseppe Longo
Il dramma satiresco similare alla tragedia classica soltanto nella sua struttura, era articolato in un prologo in cui il teatrante esponeva l'argomento agli astanti, seguiva poi il canto d'entrata. Le parti dialogate venivano intervallate da canti che a differenza della tragedia erano composti di un ricorrente motivo allegro e grottesco. Il dramma satiresco dunque era una specie di farsa, che aveva come protagonisti gli dei e gli eroi, cioè gli stessi interpreti dei grandi temi della tragedia. Tuttavia, l'argomentazione e i personaggi appartenevano alla mitologia popolare e la conclusione era continuamente lieta. Il coro era composto di attori vestiti da satiri, il che conferiva all'insieme toni comici e grotteschi. Potremmo definire, quindi, il dramma satiresco, una "tragedia" vista con occhi sarcastici. Purtroppo c'è pervenuto integralmente un solo dramma: Il "Ciclope di Euripide". Di altre opere ci sono pervenuti frammenti più o meno lunghi. In particolare, di Sofocle "I ricercatori di tracce" e di Eschilo i "Pescatori con la rete" e gli "Spettatori o atleti ai giochi stmici". La tradizione attribuì al drammaturgo greco Pratina di Fliunte il merito di avere inventato la struttura tecnica, con i cori, i monologhi, le forme dialogate e probabilmente scene fisse. Il mimo era una farsa contadina, si affermò nella Grecia antica, circa nel V sec. a.C. fra il volgo e nelle feste villerecce. Gli attori durante la recita, erano scalzi e per questo che il mimo venne anche chiamato planipedia. Tale rappresentazione, di espressione rustica e grossolana, non suscitò mai la considerazione del pubblico, rimanendo quasi sempre, un genere d'arte inferiore e di conseguenza non riuscì a uscire fuori i margini della vita culturale. Il mimo non fu mai ammesso alle gare poetiche e contò fra i suoi autori molti poeti. Le rappresentazioni teatrali nella Grecia antica ebbero un ruolo didascalico e fu proprio il teatro a dare origine a un contenitore di valori morali, che attraverso la recita dei personaggi mitologici, invitò gli spettatori a rispecchiarsi sui problemi della variegata e complessa vita comunitaria.