Da Barcellona a Palermo, incontro con lo scultore giapponese erede di Gaudì

Il 16 giugno alle 20,45 nella chiesa di S.Francesco d'Assisi a Palermo incontro-evento con il giapponese Etsuro Sotoo, lo scultore che ha completato, a Barcellona, la Sagrada Familia l'incredibile opera nata dal genio di Antoni Gaudì.

A Sotoo, arrivato casualmente a Barcellona nel 1978, "l'incontro" con Gaudì, genio dell'Architettura Modernista Catalana, ha cambiato la vita.

Era un giovane insegnante d'arte a Kyoto che sentiva «Il richiamo della pietra», dice lui. Trasferitosi a Barcellona, si innamorò della Sagrada Famiglia e decise di fare lo scultore proprio lì. Cercò uno dei direttori del cantiere, l'architetto Puig i Boada che gli chiese di scolpire una foglia di nespolo. La commissione che la esaminò restò impressionata. Quella foglia sembrava fatta da Gaudí stesso. Non una imitazione, ma una immedesimazione.

Da allora sono trascorsi 32 anni nei quali allo scultore giapponese sono stati assegnati compiti sempre più difficili.

Il primo lavoro fu il coronamento delle mura dell′abside, i pinnacoli. Doveva costruire una ringhiera di foglie. "Avevo appena iniziato ed ero totalmente inesperto sul senso del simbolismo - ha spiegato Etsuro Sotoo in una recente intervista all'Osservatore Romano- Osservando i pinnacoli fatti in vita da Gaudí trovai la soluzione: collocare le foglie nei punti deboli della struttura, in modo che venisse rinforzata. Questo fu il mio primo incontro con lui, perché Gaudí sempre cercava un′unica soluzione a diversi problemi, sintetizzando in una forma la struttura, il simbolismo e la funzione".

Poi fu la volta degli scudi che sorreggono i finestroni "Non esistevano disegni di questi scudi, ho dovuto inventarli -spiega Sotoo-. Per esempio, per lo scudo dedicato alla carpenteria ho deciso di rappresentare gli arnesi, ma disordinati, con i trucioli. Volevo riflettere l′ambiente reale di ogni mestiere, qualcosa di vivo. Questo l′ho imparato da Gaudí: non inventava niente, usava modelli esistenti e cercava sempre di plasmare un momento della vita".

Nel 1980 Puig Boada gli chiese di restaurare il Portale del Rosario, distrutto nel 1936, durante la guerra civile. È l′unico portale di accesso al chiostro che Gaudì fece in vita con il quale voleva indicare come dovevano essere fatti gli altri.

Nel 1983 lo stesso Puig Boada gli chiese di realizzare la sua prima scultura per la facciata della Natività: la figura di un angelo intento a suonare l'arpa. E, in seguito, gli furono affidate anche le sculture dei bambini del coro, che completano la Facciata della Natività.

Tutti compiti di estrema difficoltà dato che, come è noto, nel corso della guerra civile tutti i progetti andarono distrutti.

A chi gli chiede come sia stato possibile raccogliere una eredità tanto imponente e portare a termine il lavoro in tali condizioni Etsuro Sotoo risponde che la chiave che ha permesso di proseguire l'opera senza un progetto è, non tanto guardare Gaudí, ma guardare dove guardava Gaudí: «Unire struttura, funzionalità e simbolismo è uno dei segreti dell'opera di Gaudí che dobbiamo imparare. Nel mondo di oggi l'autentico simbolismo, quello che può dirigerci verso il nostro destino, è assente. Il simbolismo dà senso a tutti i materiali. Il disegno dei simboli è come la genetica: nel mondo c'è caos e Dio ha messo ordine. Il simbolismo è il linguaggio con cui Dio ci fa capire l'ordine delle cose».

A Palermo, dunque, nella cornice gotica della Basilica di S.Francesco tra le statue del Serpotta e i capolavori di Gagini e Marabitti, un incontro tra arte e storia da non perdere.

Fonte: siciliainformazioni