La Chiesa di Sant'Orsola
- Termini Imerese,
- Attualità,
- Giuseppe Longo
La chiesa di S. Orsola di Termini Imerese è collocata su un acclive pendio roccioso, nel quartiere anticamente denominato "delli balati" dall'arabo balat (pietra levigata, lastra). La chiesa esisteva già nella seconda metà del XV sec. La data di fondazione non è sin'ora documentata. La più antica testimonianza è data da un atto notarile del 1498, nel quale il luogo di culto è citato tra quelli esistenti nella cittadina e negli immediati dintorni. Tale rogito, redatto dal notaio di Termini Imerese, Antonio de Michele, pur non essendo oggi più reperibile, è citato dal sac. Giuseppe Arrigo nel suo saggio: "Della chiesa, della Comunia e della Collegiata di Termini Imerese" pubblicato nel 1911 a Palermo sulla rivista Sicilia Sacra, diretta dal sac. Luigi Boglino. La struttura Quattrocentesca è obliterata dalle successive modificazioni e superfetazioni avvenute nei secoli successivi. L'edificio sacro, con gli arredi artistici al suo interno, rappresenta indubbiamente una delle innumerevoli e preziose testimonianze a Termini Imerese del tardo Barocco siciliano. La chiesa di Sant'Orsola ingloba una delle torri di difesa poste nelle mura che si snodavano lungo il perimetro della Città in età repubblicana e nel medioevo anche se la sua struttura è ancora oggi riconoscibile. La struttura chiesastica oltre ad inglobare la menzionata torre civica di difesa, ritenuta per tradizione di epoca ellenistica romana anche se attualmente le strutture visibili sono riferibili al tardo medioevo, ha la peculiarità di essere un edificio costituito da due chiese sovrapposte. La chiesetta inferiore edificata sulla roccia lapidea dolomitica è documentata sin dal XV sec. di dimensioni più modeste si presenta ad aula e vi si accedeva anticamente dal quartiere Rocchecelle. L'altra, quella superiore, innalzata agli inizi del XVI sec. ampliata nel Seicento e affrescata nel Settecento, si presenta a pianta rettangolare coperta da una volta a botte e con cappelle laterali intercomunicanti, tre per ogni navatella. La chiesa superiore è collegata con l'inferiore per mezzo di una scala che vi si accede attraverso un portello. E' da rilevare che in prossimità del basamento della torre de Saccari vi era un passaggio che immetteva per mezzo di una scala ormai crollata, alla catacomba, permettendo l'accesso alla chiesa inferiore anche dalla seconda entrata, sita al Largo Impallaria. L'edificio sacro racchiude nel suo interno preziose testimonianze d'arte: stucchi, dorature, affreschi, dipinti policromi, reliquiari, iscrizioni funerarie e acquasantiere. Gli affreschi del coro e della navata centrale unitamente alle tele che arricchiscono l'edificio sacro, sono le raffigurazioni di maggiore pregio. I valenti artisti che resero alla chiesa di Sant'Orsola la loro opera espressiva furono: il palermitano Rosario Vesco (Palermo 1714 c., Termini Imerese 1767) noto per aver affrescato la volta e parte dell'abside con scene pittoriche. Don Alessio Geraci, pittore e decoratore, allievo di Vito D'Anna da cui imparò i segreti dell'affresco. Il Geraci, secondo Contino e Mantia, fu contemporaneo e rivale del pittore termitano Francesco Ugdulena e realizzò un dipinto raffigurante "S. Ferdinando di Castiglia" per l'omonima chiesa, una volta esistente nel Regio Castello di Termini. L'artista Tommaso Pollaci (1748-1831 c.) cui si attribuisce il dipinto "Madonna del Rosario e Santi" datato 1782 e infine Mattia Preti (Taverna 1613 - La Valletta 1699) il più grande pittore meridionale della seconda metà del Seicento detto il "Cavalier Calabrese" alla cui paternità viene riferita la tela del "San Benedetto che esorcizza un confratello"; attribuzione recentemente ribadita da Antonio Cuccia nel suo documentato studio (La pittura del Seicento a Termini Imerese e nel suo territorio, "Bollettino d'Arte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali", n. 143, gennaio-marzo 2008). Questo studioso ha, infatti, rilevato stringenti analogie tra la tela in Sant'Orsola e la produzione autografa di quest'artista. Il dipinto a causa di maldestri interventi di pulitura si presenta a tutt'oggi, orfano del suo primitivo splendore. Parimenti anche la chiesa di Sant'Orsola meriterebbe una particolare attenzione per le sue intrinseche bellezze che fa di essa un vero e proprio unicum.
Si ringrazia per la foto il sig. Francesco La Mantia