Dal ditirambo alle tetralogie

Il ditirambo fu un componimento lirico corale dove la combinazione delle tre arti: danza, musica e poesia furono ognuno parte integrante. Fin dall'VIII sec. a.C., si usava cantare un inno detto per l'appunto "ditirambo" (il cui etimo potrebbe significare un canto epitombale) ossia, "canto del capro"; ad esso si accompagnava il sacrificio di un capretto, particolarmente sacro a Dioniso. Il ditirambo, inizialmente, fu improvvisato dai devoti del nume, in seguito, ebbe una forma predisposta; il primo ditirambo fu cantato dal coro dei partecipanti, essi s'incamminavano verso l'ara e si disponevano in circolo intorno ad essa per offrire il sacrificio. Successivamente si divisero in due semicori, che parlavano e si rispondevano a vicenda, e poiché ciascun semicoro era guidato da un corifeo, questi corifei cominciarono a dialogare fra loro. E' dal coro che si svilupperà una prima forma di dialogo, in un'epoca successiva, uno dei fedeli, forse il più influente, o chi svolgeva mansioni sacerdotali, o forse semplicemente il più intrepido o il più fantasioso, verrà ad integrarsi nel dialogo con le parole del dio; facendo credere di essere egli stesso Dioniso che rispondeva e colloquiava con i suoi fedeli. Dalla contrapposizione tra i due cori e il "personaggio", nacque il primo racconto drammatico, che ebbe in un primo tempo come oggetto, le vicende del dio Dioniso, e in un secondo tempo, si estese su diversi altri temi, che videro protagonisti altri dei od altri eroi. La tradizione vuole, che il primo autore di un ditirambo scritto e non improvvisato, sia stato Arione, e sappiamo, anche, l'esistenza del primo dramma vero e proprio, con un racconto dialogato in cui, oltre ai due semicori, interveniva un attore che interpretava in seguito vari personaggi, l'opera presentata nel 534 a.C. ad Atene, da Tespi, il poeta ed anche attore tragico che in seguito avrebbe girovagato per le campagne con il suo famoso carro itinerante, presentando dovunque i suoi spettacoli. Fu Eschilo ad introdurre sulla scena, un secondo attore; bisogna precisare, attore e non personaggio, perché ogni attore rappresentava più personaggi, uno per volta. Da questo momento la tragedia si evolverà, coinvolgendo non soltanto gli eroi e il coro, ma essenzialmente gli eroi in scena, ne era avvenuta una trasformazione: il dramma. Il Teatro per i greci non fu una semplice distrazione, fu l'arte sociale per eccellenza, per questa ragione divenne una vera e propria funzione di Stato, nelle rappresentazioni presiedeva un arconte, l'Arconte Eponimo. La Grecia classica elaborò quattro forme drammatiche, distinte l'una dall'altra: la tragedia, la commedia, il dramma satiresco e il mimo. Forme drammatiche che influenzeranno fortemente le popolazioni del mondo classico greco e che saranno riproposte in seguito in forme riconsiderate anche in epoca romana.
Si ringrazia per la foto A. Geraci