Romani l′ottimista

Tempi duri per il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, che dal giorno della sua nomina, il 5 ottobre 2010, ha dovuto fare i conti con una serie di vertenze aziendali che da Nord a Sud tengono il Paese stretto nella morsa della crisi. Migliaia di lavoratori in cassa integrazione, aziende che chiudono e delocalizzano, manager che sottoscrivono ′contratti ad aziendam′, sindacati che si dividono sempre più e lavoratori che salgono sui tetti, occupano isole, piazze, ferrovie e autostrade.

TAVOLI RINVIATI O PASSI INDIETRO. E così, in un′Italia ormai allo stremo, per evitare che i tavoli pacificatori del ministro Romani diventino sacrificali, gli incontri con le parti vengono spesso rinviati in attesa di tempi migliori o affrontati sventolando bandiera bianca per evitare tensioni sociali. Ma, a volte, succede anche che ci si dimentichi come poi sono andate a finire alcune questioni o si faccia confusione.
Dev′essere capitato questo a Romani che, in un′intervista rilasciata il 5 giugno sul quotidiano la Repubblica, ha detto: «Mi sembra che in Italia la Fiat, grazie anche al governo, possa puntare su un rinnovo delle relazioni industriali». Viene spontaneo chiedersi quali. E ancora: «Noi abbiamo dato una forte mano alla Fiat aiutandola a trovare una soluzione per Termini Imerese. Utilizzando accordi di programma, altre aziende subentreranno allo stabilimento giudicato improduttivo. Ci aggiungo anche Fincantieri».

Romani ottimista o millantatore?

Per il ministro, Termini Imerese e Fincantieri sono casi risolti.

In uno slancio di ottimismo, forse il ministro si è lasciato andare a dichiarazioni utopistiche, almeno a giudicare dai casi citati: a Termini Imerese, infatti, tutto tace a parte i 2.200 lavoratori sempre più preoccupati per il loro destino segnato dalla chiusura dello stabilimento Fiat a fine 2011.
Le imprese della short list, selezionate da Invitalia su mandato di Romani per ridare vita al polo industriale termitano, non hanno ancora firmato alcun contratto. Ma soprattutto non sembrano godere di grande salute: Gianluca Rossignolo, vicepresidente di De Tomaso, ha problemi di liquidità; Simone Cimino, fondatore del fondo di private equity Cape Natixis e Cape Live, che con il partner Reva dovrebbe costruire auto elettriche, è stato arrestato il primo giugno per manipolazione informativa del mercato e ostacolo all'attività di vigilanza; arrestato come l′ormai ex amministratore delegato della Cicolella spa, Corrado Cicolella, che a Termini dovrebbe costruire serre fotovoltaiche.

A TERMINI TUTTO FERMO. Eppure, le dichiarazioni di Romani sembrano parlare di tutt′altra realtà: «Noi siamo ancora al nulla di fatto», assicura Roberto Mastrosimone della Fiom di Palermo, al quale stridono le parole del ministro: «Romani dice di aver fatto una grande cortesia alla Fiat, dovremmo allora pensare che la chiusura di Termini è stata concordata a livello nazionale tra governo e azienda? In Sicilia siamo allo sbando, e anche con Fincantieri siamo ridotti al lumicino».
Anche sull′azienda statale di cantieristica navale, infatti, la situazione non sembra così celestiale: sebbene il piano industriale di Fincantieri sia stato ritirato dall′amministratore delegato Giuseppe Bono, rimane il problema del calo di produzione a fronte di una crisi che dal 2008 al 2010 ha causato la perdita di 50 mila posti di lavoro in tutta l′Europa. Fonte: lettera43.it