La Riserva Naturale Regionale di Monte S.Calogero
- Termini Imerese,
- Attualità,
- Giuseppe Longo
Maestoso ed affascinante, il Monte S. Calogero, "U San Caloriu" com'è affettuosamente chiamato dagli abitanti di Termini Imerese, Sciara e Caccamo, con i suoi 1326 metri d'altitudine e con una superficie complessiva di 2818,95 ettari, di cui Ha 2086,04 per l'estensione a Riserva ed Ha 732,91 per l'area a Preriserva, rappresenta un autentico baluardo a difesa del patrimonio naturalistico e archeologico del territorio. Il rilievo di Monte S. Calogero, si erge sulla costa settentrionale della Sicilia a sud-est di Termini Imerese; è demarcato a nord dalla pianura costiera, ad ovest dalle valli Pernice, Tre Pietre e dai monti di Caccamo, a sud e ad est dalla valle del Fiume Torto e dal vallone Finantelli. I suoi versanti ad eccezione di quello occidentale, segnato da grandi e profonde forre scavate dai torrenti stagionali, sono meno bruschi, continuamente scoscesi e pieni di dirupi. Nonostante gli ultimi devastanti incendi, la Riserva Naturale Orientata che abbraccia anche i comuni di Caccamo e Sciara, rimane apprezzabile per le sue bellezze intrinseche ed incontaminate. E' costellata da una ricca e maculata vegetazione disposta sulle basse e medie quote ed ancora, avanzi di sughereti, grandi macchie d'Ampelodesima, fitti esemplari d'Olivello spinoso, piante arbustive come il Biancospino, la Ginestra spinosa, e diverse Euforbie, il Trifoglio bituminoso, l'Origano, il Rovo comune, la Scilla marina, il Lentisco, il Pero mandorlino e il Pungitopo. Nello strato erbaceo spiccano l'Asinaro, il Ciclamino primaverile, l'Acanto, le piante rupestri come la Brassica rupestre e l'Iberis. Inoltre, diffuse sono le piantagioni agricole, composte di mandorleti ed uliveti e le coltivazioni destinate a scopi seminativi. Infine, posta alla base del versante sud-orientale del monte S. Calogero e lungo i canaloni e le forre si rinvengono estese formazioni a boscaglia, costituite da piante di Leccio, Roverelle, Orniello e Carrubbazzo. La fauna del S. Calogero presenta una gran quantità gli uccelli migratori come le Capinere, i Luì, le Sterpazzole, e i Colombacci. Notevole la presenza d'altri volatili quali: il Tordo, il Merlo, il Pettirosso, il Gheppio, l'Upupa e la Poiana. L'esistenza del Coniglio selvatico, della Volpe, della Donnola, dell'Istrice, della Lepre e in numero ridotto d'esemplari di Martora, completano l'insieme faunistico. Negli anni precedenti i dislivelli del Monte sono stati esplorati e studiati dettagliatamente da naturalisti di varia estrazione: botanici, zoologi e geologi. Proprio questi ultimi, hanno evidenziato la presenza di mineralizzazioni idrotermali affioranti in contrada Poggio Balate, con gli splendidi macrocristalli di fluorite, baritina e quarzo. Anche l'archeologia ha un ruolo eminente, per la presenza fra il territorio di Termini Imerese e quello di Sciara di una misteriosa struttura megalitica, opera trilitica, che da oltre cento anni divide le opinioni degli studiosi che se ne sono interessati e che costituisce un vero e proprio rebus. Il manufatto è stato interpretato variamente dagli studiosi: struttura dolmenica oppure postazione di avvistamento per il controllo del territorio. Il sito in cui ricade la misterisa struttura si trova nell'area di Monte Castellaccio un'estrema propaggine del versante orientale di Monte San Calogero. La struttura trilitica è collocata nelle adiacenze di una muraglia megalitica costituita da grandi macigni calcarei a secco, rozzamente lavorati e riempiti con schegge; posti l'uno sull'altro senza l'ausilio di malta, si presentano collocati nel mezzo di due contrafforti. Anche per la muraglia sono state avanzate diverse ipotesi tra cui anche quella che fosse uno sbarramento di tipo difensivo. In realtà anche ad una osservazione superficiale sul luogo si evince chiaramente che la muraglia non sbarrava alcunché.
Si ringrazia per la foto il sig. Carmelo Iuculano