La tarda Età del Bronzo in Sicilia

In Sicilia con la tarda età del Bronzo si dà inizio al cammino verso la protostoria e vedrà accrescersi maggiormente l'influenza micenea. Gli scavi archeologici effettuati nella Sicilia orientale da Luigi Bernabò Brea, hanno permesso di studiare attentamente e suddividere questo lungo periodo storico in quattro fasi: Pantalica Nord (1270 - 1000 a.C.), Cassibile (1000 - 850 a. C.), Pantalica Sud (850-730 a. C.) e Finocchito (730-650 a. C.). La ceramica di Pantalica Nord (XIII - XII sec. a.C.), migliorata in qualità e tecnica, grazie anche all'introduzione del tornio si presenta con una superficie monocroma rossa lucida, decorata da fasce, ottenute dall'incisione di linee sottili verticali molto accostate. Le forme si differenziano per l'alto piede, dal collo alto e sottile e per qualche elemento ornamentale che richiama in chiave evoluta la facies di Thapsos. La produzione bronzea, avrà il suo sviluppo proprio a cominciare da quest'età, grazie all'influenza culturale micenea e porterà ad utilizzare questo metallo innovativo anche nell'uso domestico; il campionario sarà costituito da spade, specchi e da elementari fibule, dalla forma ad arco di violino o dalla sagoma semplice utilizzate in larga scala nell'abbigliamento quotidiano. La sepoltura come nelle successive fasi presenterà la tipologia abituale: tombe naturali scavate nella roccia ad una o più celle, come c'è testimoniata con l'estesa necropoli del versante Nord, composta di circa 1500 tombe. La cultura di Pantalica Nord avvertirà una momentanea decadenza, per poi farsi rivivere a partire dalla metà del IX secolo a.C. Con la civiltà di Cassibile, la produzione della ceramica muta radicalmente, escono di scena le produzioni fittili di colore rosso lucido, caratteristica tipica dell'età precedente e subentrano prodotti ceramici più evoluti di diverse forme e con la decorazione "a piume" di colore rossiccio o nero. L'oggettistica peculiare di Cassibile sarà la fibula bronzea con arco ripiegato, di considerevole robustezza e dotata di uno spillo rettilineo; la sua necropoli come quella di Pantalica sarà più vasta e comprenderà circa 2.000 tombe a grotticella scavate nella roccia. L'ascesa di Pantalica II è da ricercare in una nuova situazione politica: iniziano le esplorazioni dei coloni greci nella nostra Isola, tale presenza che si trasformerà in insediamento stanziale, porterà ad influenzare la popolazione indigena tanto da assimilarne gli usi e i loro costumi. Lo sviluppo, com'è dimostrato dall'espansione delle necropoli, continuerà fino alla sua ultima fase: quella del Finocchito. Pertanto il quadro etnico e politico al momento dell'arrivo dei greci viene a tracciarsi ben chiaro, grazie alle notizie tramandatici dallo storico greco Tucidide. L'Isola dell'ottavo secolo a.C. da lui descritta, non si allontana da quella dei secoli XIII e XI e così ce la racconta nella sua ben nota opera storica (Storie VI, 2, 1-5): "Si dice che la gente più antica che abbia abitato una parte del paese siano stati i Ciclopi e i Lestrigoni, dei quali io non so indicare né la razza né donde vi arrivarono o per quale destinazione ripartirono. Sembra che i primi a stabilirsi nell′isola dopo di essi siano stati i Sicani: secondo quel che dicono loro, vi erano insediati anche prima, per il fatto di esser indigeni; secondo invece la verità che è stata scoperta, essi erano Iberi scacciati dai Liguri dal fiume Sicano, che si trova in Iberia. Da loro l′isola era chiamata Sicania, mentre prima aveva il nome di Trinacria; i Sicani abitano ancora oggi la Sicilia, nella parte occidentale". "Mentre avveniva la conquista di Ilio, alcuni dei Troiani sfuggirono agli Achei; con le loro imbarcazioni arrivarono in Sicilia; poi si stabilirono ai confini con i Sicani, e tutti quanti furono chiamati Elimi, mentre le loro città ebbero il nome di Erice e Segesta. Insieme a loro si stabilirono anche dei Focesi, che tornando allora da Troia erano stati spinti da una tempesta, prima in Libia e poi da lì in Sicilia". "I Siculi passarono dall′Italia (abitavano in questa terra) alla Sicilia, fuggendo di fronte agli Opici, su zattere, come era naturale e come si racconta: aspettarono che la traversata fosse possibile, una volta che il vento si fosse levato, ma forse navigarono all′isola con qualche altro mezzo. Anche oggi ci sono ancora dei Siculi in Italia; e da Italo, un re dei Siculi che aveva appunto questo nome, la terra fu così chiamata Italia. Vennero in Sicilia con un grosso esercito, e superato i Sicani in una battaglia li spinsero verso le zone meridionali e occidentali dell′isola, e fecero sì che essa venisse chiamata Sicilia invece di Sicania". Anche nell'ultima fase, quella del Finocchito, andrà avanti per gradi l'ellenizzazione indigena, nei decenni che seguiranno le occupazioni greche, si assisterà ad un inevitabile scontro con gli abitatori di Pantalica e alla loro conseguente lenta scomparsa. La ceramica del Finocchito, identificata attraverso i vasi dipinti e le decorazioni incise, si inserirà in un ambiente variegato per forme e motivi ornamentali, attribuibili inizialmente al geometrico greco e, in seguito, al protocorinzio, esprimerà appieno la presenza dei nuovi colonizzatori greci; siamo già abbondantemente nell'età del Ferro, all'industria fittile si assoceranno anche oggetti di ferro: fibule, punte di frecce, coltelli, arnesi per l'uso quotidiano, gioielli ed ornamenti preziosi, senz'altro di importazione ellenica. Una lieve corrispondenza tipologica la ritroviamo anche nelle produzioni ceramiche di S.Angelo Muxaro e il sito di Mokarta, inserite in un contesto territoriale di pertinenza "Sicana". La ceramica di S.Angelo Muxaro sarà suddivisa nelle tre fasi tipologiche: S. Angelo Muxaro I, II, III, rispettivamente: la fase I, circa dal 1050 all'850 a.C, in cui si ritrovano certe analogie con la produzione fittile di Pantalica nord; la fase II, circa dall' 850 al 750 a.C. contraddistinta da una produzione di anfore con le anse a cuspide e da vasi a grandi coppe su alto piede, la fase III, circa dal 700 all'850 a.C. è caratterizzata da una ceramica con rappresentazioni geometriche, peculiare indizio della pittura geometrica greca. La ceramica di Mokarta, località collinare nelle vicinanze di Salemi, presenta anch'essa una corrispondenza con Pantalica Nord, alle tracce di capanne a pianta rotonda e quadrata, analizzate dal prof. Sebastiano Tusa, importante studioso ed autore di importanti pubblicazioni scientifiche, si congiungeranno i ritrovamenti di vasellami e prodotti ceramici, come la singolare coppa dal bordo bipartito e dalla base d'appoggio dalla foggia a tromba. Ormai mancano pochi decenni all'avanzamento delle colonizzazioni greche, ma questa è un'altra storia.