UN′ETNOLOGA TEDESCA RISCOPRE I VALORI DELLA PASTORIZIA NELLE MADONIE

Christine Zuppinger è un′etnologa tedesca, nata in un paese della Baviera e residente da oltre trent′anni a Berlino dove collabora con l′Università. Ha il privilegio di vivere due vite. Prima di laurearsi in antropologia, faceva la farmacista. VEDI FILMATO Ma poiché le sue passioni erano l′antropologia e l′etnologia ha lasciato la professione di farmacista e ha seguito il cuore e la ricerca. In Sicilia viene da anni e attualmente segue uno studio sulla pastorizia. Da qualche anno ha scoperto le Madonie e le sue meraviglie e ci torna spesso e volentieri sia per le sue ricerche che per le persone che ha incontrato.
Cosa viene a fare una etnologa tedesca nelle Madonie?
Ho iniziato a fare una ricerca sulla pastorizia in Sicilia e le Madonie sono state il mio primo punto d′incontro. Qui ho conosciuto delle persone bellissime e aperte e mi sono fermata più del previsto. A me interessa conoscere la memoria dei pastori in Sicilia. Andrò anche nel ragusano, nell′Etna e nel messinese. Ho cominciato con Castellana Sicula, Alimena, Piano Battaglia e Geraci.
Raccontaci il lavoro che ti aspetta e che spiega i viaggi che fai da Berlino alle Madonie?
Il lavoro più difficile è trovare le persone giuste. Cioè persone che accettano che io vada con loro ad osservarli mentre lavorano dalla mattina alla sera. Già dalle sei del mattino sono lì a vedere come lavorano, come fanno il formaggio, vedere come pensano. Insomma affinchè io possa entrare in un discorso con loro. Fare si che essi si aprono per fare vedere a me il loro passato. Per esempio se hanno i nonni o i bisnonni che facevano il loro mestiere. Per me è interessantissimo. Sapere come si rapportano fra di loro. Se c′è amicizia, aiuto o invidia, come sono visti in società, che ruolo hanno. Infine vedere e sentire come raccontano il cambiamento in questo mestiere, che pare forte. Io inoltre voglio trascrivere tutto ciò che ho nel nastro. Ho anche fotografato. Voglio trasformarlo in contesto letterario per non dire poetico, ma con introduzione scientifica.
É interessante che una donna come te venga dalla Germania in Sicilia, nelle Madonie a captare i segreti del mondo perduto della pastorizia. Come nasce questa esigenza?
Nasce in un modo un po′ strano. Io ho fatto la mia tesi di laurea in Antropologia, molti anni fa, sulla Vucciria di Palermo. Sono stata molto tempo a Palermo e alla Vucciria. Là ho incontrato persone che vendevano verdure portandole dalle campagne, le quali mi hanno portato a conoscere quelle terre e lì ho conosciuto molti pastori. Pensavo già a quei tempi di fare questo lavoro, ma non pensavo potessi riuscirci. Il mondo contadino mi è sempre interessato. Il mio ultimo libro tratta di due donne contadine della Baviera non sposate che hanno sempre lavorato per almeno cinque generazioni con un uomo in mezzo e ciò mi ha interessato molto. Tuttavia volevo cambiare. Volevo lavorare con gli uomini. Non pensavo di riuscirci perchè essendo donna, avrei avuto più difficoltà soprattutto in Sicilia, per come vedo i rapporti tra uomo e donna qui, ovvero molto difficili. Tuttavia ho cercato di entrare in rapporto con le donne dei pastori perchè loro sono le colonne della pastorizia. Non era facile perchè all′inizio non si fidavano molto di me perchè io stavo in campagna coi loro mariti. Posso dire che qualche volta ci sono riuscita e qualche volta no!